La storia dimenticata

Guspini. L’importante zona archeologica di Neapolis attende il recupero di un inestimabile patrimonio

La città Neapolis, in territorio di Guspini in direzione del compendio di Marceddì, raccontata da numerosi storici nei libri sull’agricoltura romana, ha resistito nel tempo alle epidemie di malaria, ai tentativi di sbarco saraceni ma sta per scomparire sotto l’incuria della civiltà moderna. Alcuni anni orsono si erano prospettate ricerche nella laguna di reperti che il mare ha conservato e che attendono di essere riportati alla luce. Si erano enunciate iniziative per un museo del territorio per esporre, in un unico sito, indispensabile per l’esposizione dei reperti, ritrovati in tutto il territorio neapolitano e renderli fruibili alle genti locali e ai turisti che arrivano numerosi nelle località balneari. In questi giorni assistiamo al recupero di alcune domus di Pompei e di altri siti archeologici in Italia e in Sardegna, ma sul recupero della antica città romana in territorio di Guspini e caduto l’oblio della attuale classe politica sarda. Stanno scomparendo sotto l’incuria degli uomini che per mancanza di volontà politica non finanziano i lavori di recupero della chiesa di santa Maria di Nabui, le terme e i resti del Castrumbizantino. Turismo e cultura dovrebbero costituire punti cardinali per il lavoro e sviluppo del territorio, attuando una compartecipazione della politica regionale e locale. La situazione è sotto gli occhi di tutti, le rovine di Neapolis stanno per diventare definitive: solo un intervento straordinario di recupero dei resti degli edifici può scongiurare la perdita di un sito archeologico conosciuto e raccontato dai libri di storia. Le difficoltà economiche attuali non assolvono le istituzioni per lo stato di degrado di questo sito archeologico. Le innumerevoli foto di Neapolis durante gli scavi del 1951 e di altri recenti cantieri di recupero inchiodano sulla responsabilità politica se il sito archeologico dovesse scomparire definitivamente. Le minuziose relazioni su Neapolis scritte e documentate dal Taramelli con la collaborazione di Arturo Lampis, i libri di Raimondo Zucca e don Marco Statzu, altre pubblicazioni di autori locali, equivalgono a paletti storici che attestano l’esistenza di un sito archeologico che oggi potrebbe essere vicino ad una scomparsa definitiva. Sarebbe una perdita enorme per le generazioni future non solo per gli aspetti storici e culturali ma anche per quelli economici. Il sito archeologico, infatti, potrebbe concorrere per dare una svolta occupazionale al nostro territorio. Occorre invertire al più presto la cultura dell’oblio sui resti archeologici di Neapolis. La politica deve fare la sua parte investendo in questo sito che è un patrimonio di storia che non può essere perduto.

Mauro Serra