Francesca Addari, ceramista “nostalgica” e moderna

Usellus. Nella sua bottega artigiana

Ho incontrato nel suo laboratorio-negozio ad Usellus Francesca Addari. Col diploma di educatrice per comunità infantili nel 2002 avviene la conversione e comincia da zero la nuova attività-professione di ceramista. Sto parlando di una artista che pur, non provenendo da alcuna Accademia, spinta dalla passione e dalla nostalgia per la terra sarda e le sue radici, lega a queste tutte le sue produzioni destinate ai vari centri dell’Isola.

Ha esposto, diverse volte, a Mogoro, Oristano e a Sorgono e le sue radici artistiche trovano la loro linfa nell’età del ferro e dei nuraghi, come tiene a precisare lei stessa: “La mia produzione principale è ispirata alla rielaborazione di una decorazione di un vaso nuragico ritrovato presso il pozzo di Santa Anastasia a Sardara”. Si è premunita nel mostrarmi una foto del suddetto vaso ora custodito al Museo di Cagliari, di forma piriforme e con due manici che apparentemente ha poco da vedere con le sue produzioni, piriformi, senza manici e più slanciate, di una semplicità sconcertante, monocromatiche, con inciso il disegno, stilizzato anche questo, visibile nel vaso di Santa Anastasia. Mi sembra composto di tre figure simili a tre scale con quella centrale più slanciata e più alta.

Gli oggetti formati dalle sue mani si adattano perfettamente ad ambienti classici e moderni ispirandosi nella loro semplicità al vaso nuragico di Santa Anastasia. Di forma piriforme anche questo, slanciato, monocromatico, certamente senza fronzoli, con la decorazione citata che viene posta in risalto un po’ dal colore unico dell’oggetto e un po’ dalla sua stessa forma, sembra portare al di là dell’oggetto medesimo in una realtà astratta dal suo uso e dal suo tempo. Proprio per questo non può mancare nei lavori dell’Addari un po’ di poesia che deve percorrere il cuore e la mente col loro carico di nostalgie prima che la creta prenda forma nelle mani dell’artista.

Don Mario Ecca