Villacidro. Assemblea popolare convocata nel Centro di Alta Formazione

“L’operato degli amministratori e di chi fa politica può essere criticato, ben venga, ma non si deve mai intaccare la dignità della persona”

“Villacidro: paese d’ombre?” Questo il titolo scelto dal Centro culturale d’alta Formazione per discutere nella sua sede del palazzo vescovile, in un’assemblea con la popolazione, dei problemi del paese, della perdita di valori, delle tensioni e delle polemiche degli ultimi tempi. C’è un’aria di malcontento generale, resa più pesante dagli attacchi del “tutti contro tutti” sui social, macchine bruciate, scritte sui muri contro la sindaca e prima ancora i migranti e persino l’etichetta “paese mafioso”, arrivata a sorpresa nella motivazione del premio Ambrosoli consegnato al primo cittadino. In un clima difficile, il Centro culturale d’Alta Formazione, guidato da don Angelo Pittau ha affrontato il primo problema: la mancanza di confronto costruttivo tra le persone. “La pace civile e sociale di Villacidro oggi si sta sfilacciando. Non c’è solo il problema che in poco tempo sono state bruciate oltre 24 macchine, si entra impunemente nelle case e nelle campagne a rubare e non ci si sente più sicuri. Le strade sono piste per le scorribande di bulli in moto e in macchina e le pinete vengono bruciate”. Tutti episodi gravi, ma non frutto di un disegno unico criminale. “Tutto è nato lentamente per disinteresse del bene comune, precisa don Angelo, quello che sta succedendo oggi rischia di bruciare non solo il passato, ma di vanificare il presente e non poter preparare un futuro. Per ricostruire serve un’atmosfera di dialogo, rispetto reciproco e collaborazione.

Oggi dobbiamo rischiare, avere coraggio di parlare e dirci le cose in faccia, facendo emergere le verità”. D’accordo con lui il moderatore Roberto Comparetti, giornalista direttore del settimanale “il Portico” di Cagliari, che vive a Villacidro per scelta. “Ci tengo che il prestigio di questo paese non venga intaccato oggi che si vive un momento di difficoltà. Il senso di questo incontro è proprio dare la possibilità di guardarsi in faccia e dire cosa possiamo fare per migliorare la situazione. Cerchiamo di riportare la fiducia e di fare qualcosa insieme”. Dal pubblico si sono fatti avanti alcuni cittadini per descrivere Villacidro con i loro occhi. I temi comuni sono quelli “dell’egoismo”, della “perdita di valori”, della “mancanza di dialogo”, della “solitudine”. Concetto ribadito da Marco Deidda, che ha evidenziato la “perdita di rispetto per le istituzioni e dell’amicizia nel vicinato”. Per lui, “il primo cambiamento deve avvenire nelle famiglie in cui non ci sono più regole”. E poi le critiche per i social. “Tutti leoni da tastiera e poi non ci si parla guardandosi negli occhi”.

Nella serata dedicata al dialogo e alle verità scomode, il discorso non poteva che finire su uno dei nervi scoperti oggi a Villacidro: l’etichetta di paese “mafioso” arrivata con la menzione speciale del premio Ambrosoli concesso alla sindaca Marta Cabriolu. La parola “mafia” che racchiude morte, crimini, omertà e sistemi retti da illegalità e soprusi e che sta davvero stretta ai villacidresi. In tanti, ne hanno preso le distanze nei loro interventi. Villacidro insomma non è un paese mafioso secondo i suoi abitanti. Ma ci sono problemi: lo ha ammesso Gessica Pittau, confessando di “aver paura da quando è amministratore”, con la voce rotta dall’emozione non ha fatto mistero che “anche se cerchi di dare il meglio temi per la tua incolumità e per i tuoi suoi cari, e questo è inaccettabile”. Ha preso la parola anche Concetta Vacca ex sindaca, ha ammesso di aver subito in passato atti intimidatori sottolineando però che “per amministrare ci vuole coraggio”. Per lei c’è delinquenza ma “non mafia”. “Al posto della sindaca quel premio l’avrei restituito. Mi sono sentita offesa”. Pronto, però, a ribattere Giovanni Spano “nessuno ha pronunciato la parola mafia. Assistiamo ora a delle strumentalizzazioni squallide basate su accuse false”.

La sindaca Cabriolu cerca la pace: “Mi dispiace molto per questa polemica. Non ho mai detto nè pensato che il mio paese sia mafioso. Amo Villacidro e la gente. Quando l’ho ritirato, non conoscevo le motivazioni del premio, rese note solo il giorno seguente”. Dure però le parole dell’ex-parlamentare Siro Marrocu, “Mi interesso di politica da quando ero un ragazzino. Ho conosciuto aspre polemiche, discussioni anche accese e abbiamo lavorato tanto. Ho visto mia moglie, da amministratore, dedicare tanto tempo alla politica e al paese e oggi, dopo tanti anni spesi a cercare di fare del nostro meglio, non posso accettare che si possa parlare di “correlazione tra gli atti vandalici subiti e l’azione di una famiglia che per trent’anni ha avuto un ruolo politico determinante grazie al consenso dei cittadini”. E conclude: “L’operato degli amministratori e di chi fa politica può essere criticato, ben venga, ma non si deve mai intaccare la dignità della persona”.

Stefania Pusceddu