Dalla povertà si può uscire

Villacidro. La diocesi con Caritas, Ufficio Pastorale del Lavoro e Centro Alta Formazione

Don Angelo Pittau: “Bisogna guardare alle risorse positive nella società e a quelle reali del nostro territorio ed educare i cittadini alla solidarietà

Ci sono speranze per uno scatto d’orgoglio delle comunità nel Medio Campidano, la Marmilla e il Terralbese, pronte a reagire di fronte alla crisi dilagante. La disoccupazione, il disagio mentale, le fragilità vecchie e nuove, lo spopolamento, il tasso dei suicidi e persino la bassa qualità della vita (secondo una statistica di Avvenire) sono alcuni tra i tristi primati delle classifiche sarde e italiane che vanta questo territorio, ma nessuno vuole arrendersi. Le potenzialità del territorio con le risorse da valorizzare per creare sviluppo sono sotto i nostri occhi, stando a quanto è emerso in un recente convegno nel Palazzo Vescovile di Villacidro.

La Diocesi di Ales- Terralba con la Caritas Diocesana, l’Ufficio Pastorale del Lavoro e il Centro Culturale d’Alta Formazione hanno organizzato un incontro coordinato dal giornalista Roberto Comparetti, per continuare un cammino con gli attori del territorio: mondo della politica, imprenditori, sindacati, associazioni e cittadini, cominciato ad Ales lo scorso ottobre e proseguito a dicembre con la 32esima marcia della pace dedicata alla Buona Politica.

Bisogna superare la logica dell’assistenzialismo che non genera ricchezza e non dà la dignità del lavoro, concetto espresso in apertura dei da Don Angelo Pittau, direttore dell’Ufficio Pastorale del Lavoro, che suggerisce il “ritorno all’agricoltura” e la creazione di “cellule generative di sviluppo”. Tema ripreso dalla sindaca Marta Cabriolu che ha ricordato la “vocazione agricola” di Villacidro e le “opportunità” che potrebbe offrire l’assegnazione delle terre civiche ai giovani e alle famiglie. Il neo assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente Gianni Lampis, garantendo il massimo impegno nel mandato, ha messo poi l’accento sulla necessità di dare giusta attenzione ai piccoli centri che rischiano di scomparire, cercando di ripartire dalle periferie che le istituzioni devono proteggere salvando i servizi esistenti.

Per Edoardo Bizzarro, segretario generale Cisl Medio Campidano, “oltre a capire come recuperare risorse economiche per lo sviluppo occorre affrontare problematiche annose come l’insularità: serve una condizione di partenza uguale agli altri, serve una progettazione credibile ampia, una necessaria coesione del territorio. Ora i comuni viaggiano soli”. Gabriele Virdis, componente della segreteria Cgil Sud Occidentale, parte con la sua analisi dalle criticità come “strade impercorribili, miniere chiuse, ammortizzatori che stanno finendo”, per poi sottolineare l’urgenza di “investimenti sulla formazione e sulla forza lavoro”.

Dal pubblico, molto articolato l’intervento di Mauro Serra, insegnante, che ha sottolineato in primis l’importanza dell’istruzione, dando il giusto ruolo anche a quella tecnica. “Le competenze sono importanti per il territorio e per tutta la Sardegna. Il vero isolamento non nasce perché la Sardegna è circondata dal mare ma bensì perché non riesce a competere né in Italia tanto meno in Europa”, ha osservato.” La scarsa competitività è evidenziata dal fatto che nessuno chiede prestiti alle banche e peggio ancora richiede fondi europei. La conoscenza e competenze reali originano economia e cultura”. Tanti nodi al pettine ancora da sciogliere emersi con i numerosi interventi del pubblico.

Le riflessioni finali di Don Angelo: “Bisogna guardare alle risorse positive nella società e alle risorse reali del nostro territorio, educarle alla solidarietà, dare cultura di sviluppo autentico, quindi cultura del lavoro. Le risorse reali sono l’agricoltura e l’allevamento ma anche le coste e quindi il turismo, ma ci vuole una progettazione che promuova per i vacanzieri anche le altre risorse del territorio, dalle tradizioni alle attrattive culturali. Bisogna passare alla progettazione. Utilizziamo le risorse interne di cui disponiamo. Nelle nostre banche ci sono tantissimi buoni del tesoro acquistati dai nonni che producono soldi, ma sono tenuti fermi. Bisogna far si che questo denaro venga messo a disposizione per creare lavoro ai figli, ai nipoti. Occorre creare la coscienza negli abitanti di questo territorio, che si può uscire dalla spirale della povertà”. Intanto, passa la proposta di rivedersi a settembre in una iniziativa che coinvolga le rappresentanze sociali per dialogare con la Regione.