Collinas: Gianluca Cotza investe nella pastorizia

Professionalità e cultura per avere successo nei settori agricolo e zootecnico. Conseguito il diploma alla scuola agraria, ha continuato il lavoro paterno con il quale ha fatto gavetta e tirocinio. Il miracolo di Santa Maria Angiargia

Gianluca Cotza, giovane allevatore collinese ha seguito le orme paterne e degli antenati. Da alcune generazioni, infatti l’attività prevalente, a parte un breve periodo di emigrazione in Svizzera per il padre Antonio, l’allevamento degli ovini è stata sempre l’attività della famiglia. La conduzione tradizionale esigeva nel passato molti più sacrifici e maggior dispendio di energie poiché il pastore doveva custodire il bestiame giorno e notte, qualunque fossero le condizioni atmosferiche e guai a sconfinare nei terreni coltivati. Non esistevano ricoveri né stalle e non c’era neppure la tecnologia attuale per la lavorazione dei terreni, per la mungitura o la trasformazione del latte. Il lavoro era interamente manuale.

Oggi il comparto, se non si dota di una tecnologia adeguata, non può assolutamente competere né sopravvivere. L’attività poi non è molto appetibile da parte dei giovani che preferiscono un lavoro dipendente piuttosto che lavorare in proprio con troppi rompicapo: cura continua del bestiame, adeguamento alle severe normative, aggiornamento, semina e fienagione, vendita del prodotto molto spesso a prezzi poco remunerativi. Gian Luca, nonostante tutto, ha scelto questa strada così come altri giovani che cercano nel settore agricolo o zootecnico la loro fonte di reddito.

Conseguito il diploma alla scuola agraria, ha continuato il lavoro paterno con il quale ha fatto gavetta e tirocinio. Non è raro il caso di aziende agropastorali condotte anche da giovani laureati in agraria. D’altro canto l’illusione del posto fisso o di un lavoro come operaio nell’industria è del tutto sfumata. È giocoforza tornare, ma anche per scelta personale consapevole, alle ancestrali risorse del nostro territorio e dei nostri antenati: agricoltura e pastorizia e oggi il turismo. L’alternativa è l’emigrazione.

Gian Luca è uno di quei giovani che ha investito il suo futuro nella pastorizia. Si è quindi dotato dei mezzi agricoli necessari per la semina degli erbai e della fienagione e della mungitrice automatica, adeguando le strutture alle norme vigenti: capannone, fienile, macchine. Con 200 capi di bestiame è occupato a tempo pieno ed opera senza l’ausilio di collaboratori. Non se lo può permettere. Il tempo libero che gli rimane è risicato perché è impegnato anche come Presidente della sezione Coldiretti locale e nel gruppo giovani coldiretti del cagliaritano.

Partecipa inoltre agli eventi del territorio come sagre, manifestazioni ed eventi, promuovendo i prodotti della cooperativa “Organizzazione Pastori” della Sardegna di cui è socio. È anche componente della locale compagnia barracellare. Nel precedente anno ha partecipato insieme ad altri pastori locali a “sa paradura”: iniziativa di solidarietà nei confronti dei pastori terremotati. In occasione del Presepio Vivente indossa i panni del pastore palestinese di 2000 e più anni fa, dialogando in sardo e portando quale dono a Gesù Bambino l’agnello appena nato che ha, come tutti i suoi agnelli e già da diversi anni, il marchio IGP.

Certo le difficoltà non mancano. Il problema maggiore, ci ha detto, è rappresentato dal prezzo del latte, quest’anno a 70 centesimi il litro mentre il prezzo del formaggio è alle stelle. Ma anche le condizioni climatiche condizionano le semine e le foraggere prodotte interamente per l’autoconsumo. La burocrazia non aiuta di certo l’allevatore che deve sottostare ad una rigida e severa normativa. “Ma con la buona volontà si va avanti. Ai sacrifici siamo abituati”, dice ancora.

Certo un brutto quarto d’ora lo ha attraversato anche il giovane allevatore, quando una mattina recatosi all’ovile per portare il bestiame al pascolo ha trovato la stalla vuota. I ladri nottetempo avevano portato via le pecore e a suon di frustate hanno fatto percorrere al gregge quasi 15 Km. fino alle campagne di Mogoro. Qui le pecore sono state caricate quasi interamente su un camion che, ironia della sorte, si è impantanato consentendo al giovane di recuperare buona parte del gregge anche se particolarmente provato dall’evento. Qualche santo di sicuro ha interposto i suoi buoni uffici: forse Santa Maria Cracaxia nei cui pressi sono state ritrovate le pecore o santa Maria Angiargia in agro di Collinas, sito non molto distante dove i ladri non sono riusciti a caricare il gregge chissà per quale misterioso disegno provvidenziale.

Antonio Corona