“Chi non sta nel confessionale rischia di essere prete a metà”

S. Antonio di Santadi. Le molte frontiere sacerdotali di don Eliseo Lilliu

Forse aveva messo in conto che un giorno gli sarebbe potuto capitare di celebrare la Messa di Natale davanti soltanto a sette–persone-sette. È successo il 25 dicembre dell’anno scorso, ma per don Eliseo Lilliu è stata, comunque, “missa manna” nella parrocchia di Sant’Antonio di Santadi, 90 abitanti d’inverno, qualche migliaio in estate quando la costa arburese viene invasa dai turisti. “Le dimensioni ridotte di una parrocchia non attenuano impegno ed entusiasmo. Nelle piccole comunità – dice il sacerdote – si generano rapporti che avvicinano il parroco alla vita dei fedeli, alle loro storie personali liete e tristi che non sono mancate neppure in questo lembo della diocesi”.
Stare in mezzo alla gente piace a don Eliseo sacerdote di lungo corso, ex frate cappuccino, da oltre 20 anni incardinato nella diocesi di Ales-Terralba. “Sono stato anche in una parrocchia di 10 mila abitanti, a Sassari, nella chiesa di San Francesco. Lavoravo meravigliosamente con giovani e adulti. Da niente avevo formato il migliore gruppo scout di quel territorio, dove sarei rimasto molto volentieri”.
Un sacerdote a tutte le latitudini porta appresso il cumulo di esperienze fatte in tutte le situazioni. Anche don Eliseo a Sant’Antonio di Santadi trasferisce due grandi e belle storie di prima linea. “La prima l’ho vissuta per quasi 15 anni in giro per l’Italia. “Facevo parte di un pool di predicatori, una decina di frati cappuccini, che con la predicazione e la catechesi preparava i cristiani a ricevere la visita pastorale di Giovanni Paolo II nella propria città. Quindici giorni di full immersion religioso-pastorale per ritirarsi in silenzio la vigilia dell’arrivo del Papa. La seconda esperienza l’ho fatta da cappellano nella colonia penale di Is Arenas”.
A don Eliseo piaceva stare in questa prima linea di nuovi poveri, carcerati che espiavano una pena – “miei ragazzi” li chiama – che il sacerdote voleva fosse l’inizio di una nuova vita. “Andavo di buon mattino nei punti più periferici della colonia penale, per parlare con ciascuno dei quasi trecento detenuti. Ho girato mezza Sardegna per procurare materiale utile ai reclusi: vestiti, scarpe, biancheria personale”.
L’unico impegno pastorale di don Eliseo è la cura della parrocchia di Sant’Antonio di Santadi”. Sabato e domenica nei mesi estivi, solamente la domenica d’inverno. “Vado almeno un’ora prima per confessare. In luglio e agosto tanta la gente si avvicina al sacramento della Riconciliazione. La vita del sacerdote è un donarsi totalmente poi lasciare che sia il Signore a lavorare. Non mi annoio ogni giorno dico messa a San Ciriaco”. Preoccupazioni spirituali che si aggiungono ad altre più concrete: “I vigili mi hanno chiamato avvertendomi che sta crollando il cornicione della chiesa. Non so come fare”.
Frate, prete, parroco, predicatore in missione, cappellano, don Eliseo disegna il profilo ideale del sacerdote. “Niente di rivoluzionario. Il sacerdote è sempre lo stesso. Ci sono giovani che si credono moderni, ma non lo sono. Chi non sta nel confessionale non svolge il lavoro del sacerdote, è un prete a metà”.

BIOGRAFIA

Don Eliseo Lilliu è terralbese doc, nato il 13 giugno 1941. Vocazione alla vita religiosa tra i cappuccini, dove fa ingresso all’età di 25 anni, iniziando un percorso formativo che l’ha portato a Siena, Firenze, Genova, Milano e Roma. “Ho trovato docenti che di mattina insegnavano teologia, morale, liturgia e antropologia biblica e di pomeriggio – dice don Lilliu – invitavano gli studenti a visitare musei, mostre e archivi storici. La mia passione per l’arte e la cultura storica è nata accompagnandomi a loro”. Rientrato in Sardegna, nel tempo libero dagli impegni pastorali e religiosi ha allestito il Museo del convento cappuccino di Sanluri. Passato nel clero secolare ha aperto il “Museo pinacoteca Eliseo” di cui abbiamo raccontato.