Carità è cultura: progettare con la scuola il futuro del territorio

Caritas. Importante convegno diocesano per i collaboratori parrocchiali

C’ è un dramma silenzioso e sotterraneo che colpisce la nostra Sardegna e in particolare il nostro territorio, la dispersione scolastica e l’abbandono scolastico, che nel Sud Sardegna raggiunge il 33%: un ragazzo su tre interrompe il suo percorso di studio prima di completare le Superiori. Considerando la difficoltà cronica di trovare lavoro, significa che 33 ragazzi su cento sono oggi seriamente a rischio di finire nella devianza (gioco d’azzardo, alcolismo, droga, situazioni di marginalità di vario tipo).

La nostra Chiesa diocesana non è mai restata indifferente a questi temi, e oggi, anche sulla scia del Convegno Nazionale della Caritas Italiana della primavera scorsa dal titolo “Carità è cultura”, vuole farsi promotrice di questa riflessione. Oggi non possiamo più chiudere gli occhi, né ci possiamo limitare a offrire alimenti alle persone o alle famiglie, o a sanare qualche emergenza: occorre un lavoro a monte, occorre creare una mentalità e una cultura, che riscoprano nella scuola, nell’istruzione e nella formazione personale e comunitaria l’unica possibilità per sollevarsi dallo stato di povertà umana e materiale che sempre più sta avvolgendo il nostro territorio. Una progettazione di carità che voglia essere incisiva deve andare necessariamente verso lo sviluppo integrale della persona umana, come ci chiede lo Statuto stesso della Caritas.

Papa Francesco, parlando ai delegati riuniti a Firenze nel Convegno Ecclesiale Nazionale nel 2015, si esprimeva così: «A tutta la Chiesa italiana raccomando […] l’inclusione sociale dei poveri, che hanno un posto privilegiato nel popolo di Dio, e la capacità di incontro e di dialogo per favorire l’amicizia sociale nel vostro Paese, cercando il bene comune. […] Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. […] Ma dobbiamo sempre ricordare che non esiste umanesimo autentico che non contempli l’amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessità del dialogo e dell’incontro per costruire insieme con gli altri la società civile.

Noi sappiamo che la migliore risposta alla conflittualità dell’essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes è l’«Ecce homo» di Gesù che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva. La società italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media… La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità. […] Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà».

Dunque venendo proprio incontro a queste richieste la Chiesa che è in Ales-Terralba propone a tutti gli operatori della Carità in Diocesi, agli amministratori pubblici, in special modo sindaci e assessori alla Pubblica Istruzione e ai Servizi sociali, così come ai Dirigenti scolastici e ai Docenti di ogni ordine e grado, il Convegno Diocesano delle Caritas Parrocchiali, dal titolo “Carità è cultura”, che si terrà a San Gavino, nel Centro Pastorale la mattina del 19 ottobre: sarà un modo per riflettere e confrontarci, per trovare sinergie e cercare strategie di azione. Sarà ospite il prof. Antioco Luigi Zurru, Docente di Didattica Speciale all’Università degli Studi di Cagliari, che terrà una relazione dal titolo: “Carità è cultura. Progettare un futuro per la nostra terra con la scuola”.