50 anni al servizio dei bambini

Collinas. Suor Stefanina Coppo, francescana di Susa, dal Veneto alla Sardegna

Suor Stefanina Coppo, suora veneta dell’ordine delle suore francescane di Susa del Beato Edoardo Rosaz quasi 90enne è nella comunità collinese da 23 anni. Questo ordine venne a Collinas e a Villanovaforru negli anni del primo dopoguerra, per interessamento dell’allora parroco don Giuseppe Onnis. Alle suore facevano riferimento soprattutto le ragazze del paese le quali, nei locali lasciati in eredità alle suore da benefattori collinesi, partecipavano alle attività di laboratorio di cucito, economia domestica etc. e nello stesso tempo si ritrovavano insieme e acquisivano una cultura religiosa. Alle suore venne poi affidata la cura dei piccoli in età prescolare: la scuola dell’infanzia frequentata da generazioni di ragazzi oggi adulti e padri e madri di famiglia. La scuola dell’infanzia di Villanovaforru da alcuni anni è stata chiusa, il caseggiato venduto e i ragazzi per qualche anno hanno frequentato a Collinas. A partire dal 2017 anche la scuola dell’infanzia gestita dalle suore è stata soppressa. La si poteva tenere in piedi? I dati direbbero di sì. È una delle domande, insieme ad altre, che abbiamo posto a suor Stefanina nell’intervista che segue. Le risposte sono un condensato di saggezza e di spirito francescano applicato ad una intera vita che ci invita e ci obbliga a riflettere

Come è stata da piccola la sua vita nella famiglia?
Sono convinta che la famiglia è il primo punto fermo nella vita di ogni persona. Io sono nata in una famiglia autenticamente cristiana. Mio padre faceva il commerciante. I primi fondamenti, fratelli e sorelle, sei in tutto, li abbiamo ricevuti dalla mamma. Ogni sera lei ci radunava intorno al tavolo e ci insegnava le preghiere, spiegandone anche il significato. Debbo dire che i nostri genitori erano autorevoli. Non permettevano comportamenti che non fossero rispettosi delle regole e delle persone indicandoci l’altruismo e la generosità.

Come è maturata la sua vocazione religiosa?
12/ 13 anni non sapevo nulla di ordini religiosi o di suore Frequentavo però il catechismo e a fine anno la catechista proponeva una tombolata finale. Casualmente fui io la vincitrice e ricevetti un libro con la cornice dorata. Lo lessi. Venni colpita soprattutto da una frase che diceva “quando preghi entra nella tua camera e ascolta la voce del cuore”. Tornata a casa entrai nella mia camera e chiusi la porta. Non avevo capito che il riferimento era alla porta del cuore. Strada facendo ho riflettuto molto anche con l’aiuto di un sacerdote sul senso della vita che Dio mi ha dato attraverso i genitori. Mi sono ammalata e con grande sofferenza per quattro anni. Il dolore e le prove mi hanno fatto apprezzare ancor di più la vita ed ho espresso ai genitori il desiderio di dedicarmi agli altri. Non erano molto d’accordo

Perché è entrata proprio tra le suore del Beato Rosaz?
A 37 anni ho letto la vita del fondatore e così sono andata a Susa sede centrale dell’ordine. Non ero più una ragazzina e sono andata in convento con permanente, vestito e scarpe nuove e alla moda. Avrei voluto prendermi qualche giorno per vedere dove andavo a vivere. Mi venne subito data una veste nera. Rimasi perplessa. Era un salto troppo rapido e improvviso, ma ben presto capii che la vita vale più di un vestito e che Dio mi voleva così. Ma anche la mamma ebbe modo di farmi notare che avrei dovuto risparmiare i soldi per la permanente, abito e scarpe e darlo per le missioni. Dopo 2 anni ho fatto la prima professione e poi i voti perpetui di povertà, castità, ubbidienza. Hanno cercato anche di farmi tornare indietro dal mio proposito ma non ne ho voluto sentire: la Parola di Dio e la preghiera ti fanno affrontare qualsiasi difficoltà.

In 50 anni quali esperienze ha maturato?
La mamma si ammalò di una male per il quale non si trovavano cure. La Madre superiora mi concesse di tornare a casa per accudirla fintanto che ce ne fosse bisogno. In seguito venni mandata in un Istituto di bambini abbandonati, un orfanatrofio dove c’erano bambini soli, figli di genitori separati etc.. Dovevo accudire 17 bambini di scuola materna e nel mio paese di nascita a San Donà dove sono rimasta per 23 anni fino al 1995 prima di venire qui a Collinas dove mi sono trovata a mio agio benvoluta dai piccoli e dagli adulti.

Mai nessuna sofferenza?
Una grande sofferenza sì l’ho avuta con la soppressione della scuola materna nella quale si poteva benissimo continuare il lavoro a favore dei piccoli di Collinas e Villanovaforru. Non doveva essere soppressa. Poteva benissimo continuare.

E ai giovani per i quali lei si è sempre spesa con passione cosa si sente di dire?
Preparatevi, coltivate i valori, mettetevi a disposizione del prossimo, non siate egoisti. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Siete voi il futuro della Sardegna e dell’Italia.