Una bomba americana, forse “per errore”

Setzu. Ricordo della “Pasquetta” 1943

Anche la chiesa parrocchiale subì danni ancora evidenti nella statua di Sant’Isidoro

Anche i paesi vicini avvertirono lo spostamento d’aria. I vetri precariamente fissati alle finestre con qualche chiodo e un po’ di stucco vibrarono per parecchi, lunghi secondi. Erano le prime ore di lunedì dell’angelo del 1943 quando una bomba fu sganciata proprio sul paese di Setzu. Come mai, si chiedeva la gente, come mai proprio in un piccolo paesello della, che a mala pena si individua nelle carte? E allora via alle teorie più fantasiose, tra le quali la prevalente fu che la nostra chiesa, per le sue fattezze, fu scambiata per un deposito di munizioni. “Colpa del prete che non ha spento la lampada”, sentenziò qualcuno più arguto degli altri: “di notte anche quel piccolo lume ha attratto l’attenzione degli aerei che hanno pensato bene di bombardare”.

Niente di tutto questo probabilmente. Verosimilmente gli aerei di allora prima di rientrare dovevano sganciare il loro carico di bombe per evitare di saltare in arie in fase di atterraggio e Setzu si trovava proprio lì sotto quando decisero di liberarsi del loro carico. Sta di fatto che parecchie case vennero scoperchiate come se un vento impetuoso si fosse portato via i tetti lasciando i poveretti che vi abitavano senza riparo per parecchio tempo. Ci fu un piccolo sfollamento interno, famiglie generose ospitarono i meno fortunati, allora la solidarietà era meno gridata e più praticata. Per parecchio tempo quelli che avevano subito i danni più rilevanti quando sentivano aerei che sorvolavano il paese si rifiutarono di dormire nelle case trovando riposo nei campi, tra i fossati riempiti di erba con la quale facevano anche una sorta di coltre per ricoprirsi ed evitare di essere avvistati dagli aerei…

Parroco di Setzu in quegli anni era don Mario Diana che ha lasciato un vivo ricordo in quanti lo conobbero. Dicono che sebbene fosse notte, rientrava da qualche ufficio alla canonica in bicicletta, e proprio mentre la bomba centrava il paese si trovava a meno di cento metri dal punto di caduta, perciò per i setzesi don Mario era stato miracolato. Era un parroco molto attivo, don Mario, stimato da tutti e da tutti riverito, come usava allora. Amante della musica e del canto insegnò, con la didattica del tempo, ad un ragazzo a suonare l’armonium della chiesa, curava personalmente il piccolo coro e promuoveva varie attività aggregative. Anche la chiesa riportò danni, d’altronde il cratere che scavò l’ordigno era a non più di cento metri dalla parrocchia e dalla canonica… Vetri infranti e molte schegge penetrarono all’interno della struttura danneggiando, tra l’altro, la statua di S. Isidoro, il patrono degli agricoltori, che in quell’occasione perse una parte della testa.

È ancora così quella statua: nessuno ha mai pensato di restaurarla, è così a memoria di quel giorno. Non ci furono vittime, e questo fu davvero un miracolo, ma specialmente tra i bambini ci furono alcuni decessi nei mesi successivi, si dice per inalazione di sostanze sparse con lo scoppio dell’ordigno. Da allora, tutti gli anni, nel giorno che ora chiamiamo Pasquetta, si celebrava una messa di ringraziamento, questo fino a dieci anni fa, quando il canonico don Giuseppe Trudu, stimato parroco di Setzu per ben venticinque anni, non ha lasciato l’incarico a causa del precario stato di salute. E così anche Setzu può raccontare la sua guerra, peccato che l’uomo non impari dal passato e ripeta gli stessi errori…

Tomaso Addari