“SENTIDUS”, tra poesia e identità

Villaverde. Prima opera di Gianni Ledda

Sala consiliare di Villaverde gremita per la presentazione del libro “SENTIDUS”, curato da PTM Editrice (sempre attenta ai progetti di editoria del territorio) e scritto dal bannarese, o meglio bainesu, Giovanni Ledda, alla sua prima pubblicazione dopo anni di scrittura silenziosa in versi e prosa, ma sempre in lingua sarda, nella variante campidanese.
Giovanni, o meglio Gianni, non è uno “scrittore” di professione, ma ha trovato nella scrittura una modalità espressiva consona ad un personaggio eclettico come è lui, e che rappresenta per la propria comunità un vero patrimonio di memorie che vengono da un passato profondo, fatte di storie, persone, luoghi, che animano le pagine di “Sentidus”.
Alla presentazione, coordinata dal prof. Marcello Porceddu, sono intervenuti, tra gli altri, Dino Maccioni e Franco Sonis, che hanno curato due belle prefazioni al volume.
Nei rispettivi interventi, i due autori mogoresi hanno messo in evidenza la qualità del lavoro presente in “Sentidus”, la costante attenzione ai temi identitari, il “filo rosso” che lega i componimenti di Ledda alla tradizione poetica isolana.
Dino Maccioni in particolare ha messo in evidenza la capacità dell’autore di utilizzare la varietà linguisticapiù popolare, quella del registro medio “de is artisanus” e quella “de sa messeria e su pastoriu”, “sa prus manixada me is logus nostus”, con il gusto di riscoprire “fueddu chi no funt prus in su custumau”, parole che non si usano più.
Franco Sonis ha invece posto l’accento sulla coscienza di “appartenere al proprio microcosmo”, fortissima negli scritti di Ledda; coscienza che rinforza le radici, contrastando il rischio di disperdere i legami con le comunità. “Soltanto nel luogo delle nostre radici” conclude Sonis, “il poeta può affermare pienamente la consapevolezza della sua, della nostra identità”.
Ed è proprio nell’inizio de “Su croxu”, la prima poesia della raccolta, che rintracciamo la poetica che sottende tutta l’opera, sulle orme delle parole di Sonis, che abbiamo sopra riportato, una sorta di grido di dolore contro il rischio della perdita di identità:

Seculus de istoria
scrita de genti furistera
at fatu su mabacrabiu
a tressu e a longu
in domu mia
cosendimi asuba unu croxu
chi m’at ispollau de identitati
.

Sembra quasi un anacronismo che all’inizio del 2018 ci si trovi a ragionare di identità partendo da componimenti in versi, in un’epoca dove la tecnologia e la globalizzazione bruciano riflessioni e contesti locali. Perciò, ancora più forte il grazie a Gianni Ledda, per l’occasione che ci ha offerto. E aspettiamo impazienti le nuove pubblicazioni che ha promesso.

Roberto Scema