Morgongiori. Una comunità laboriosa, ricca di valori e tradizioni umane e cristiane

L’ultima ricerca storica di Agostino Stellato, che ha attinto alle fonti storiche, civili ed ecclesiastiche, ricostruendo con fedeltà la vita di un popolo con una fede profonda manifestata attraverso le opere

Èuna passione e un impegno che continua nel tempo l’attività di ricerca storica di Agostino Stellato che “di villa in villa” approfondisce aspetti socio-religiosi del passato di piccole comunità che fanno capo alla diocesi di Ales- Terralba. Passione che accompagna da molti anni ad un servizio di volontariato nell’Archivio storico diocesano di Ales.
Dopo la pubblicazione dei testi su Masullas, Pompu, Siris, Pauli Arbarei, Curcuris e sullo scomparso borgo di Gemussi, è fresco di stampa, edito dalla PTM editrice di Mogoro, il testo “Morgongiori. Le chiese e la domus di Santa Suina”. Questo infatti è il nome della Santa, come riporta in “Memorie del passato” anche il canonico Severino Tomasi, storico della diocesi. In lingua sarda, anche a Morgongiori è detta Santa Suìa, santa nata a Cagliari nel III secolo da una nobile e ricca famiglia cristiana. Venne martirizzata a 23 anni insieme al padre Ottanzio, alla madre Cecilia e alla sorella Ginia. La tenacia ha portato Agostino alla scoperta di un documento del 1635 che attesta i dati su Santa Suina e non Santa Sofia, originaria di Fermo, che è altra cosa.
Tino ha nel contempo individuato, sotto il presbiterio della Cattedrale di Cagliari, tra 179 nicchie, quella nella quale sono deposte le reliquie della santa. È una nicchia chiusa da una formella in marmo dove è riportato il nome di santa Suina e della sorella santa Ginia.
Suina venne fatta decapitare per non aver voluto abiurare la fede cristiana, da Delasio, governatore provinciale romano. La venerazione della santa è di antichissima data e il salto di Santa Sofia (Suina) nel quale insiste la chiesa, nel periodo medievale con una popolazione di 20 fuochi, è censito non come villa, ma come sobborgo agricolo o “suburbio”. Il sito sembra abbia conservato una sacralità che perdura nel tempo e che, a partire dal periodo nuragico, è arrivata fino a noi. Con l’avvento del cristianesimo infatti molti luoghi di culto pagano sono divenuti luoghi di culto cristiano. Così potrebbe essere capitato anche per la chiesa campestre di Santa Suina, dapprima luogo di culto per divinità pagane, poi cappella officiante ed infine chiesa campestre.
Gli abitanti del salto subirono l’incursione dei Turchi che distrusse il 5 aprile 1514 alcune ville come Terralba, Arcidano, Bonorcili e Uras così come è riportato per quest’ultima nella stele della chiesa di San Paolo dello scomparso villaggio di Serzela. I superstiti del suburbio trovarono scampo nella villa di Morgongiori,mantenendo la proprietà dei terreni del salto, ricostruendo la chiesa e onorando la santa con una festa sontuosa ogni anno il 15 di ottobre.
Agostino Stellato alimenta la curiosità di quanti intendono conoscere le origini del proprio paese, le tradizioni socio-religiose e gli aspetti di vita quotidiana che risultano significativi ma che son rimasti per troppo tempo nell’ombra e quindi del tutto sconosciuti. Quella di Morgongiori era una comunità attiva e laboriosa, ricca di tradizioni, di valori umani e cristiani pur nella semplicità del faticoso vivere quotidiano.
A questa comunità di Morgongiori, Tino Stellato ha voluto ridare la voce che merita. Emergono così notizie sulle numerose chiese fatte edificare con il contributo di notabili e del popolo la cui risorsa era il solo lavoro manuale. La chiesa parrocchiale era dedicata dalla seconda metà del 600 e fino agli inizi dell’800 a San Michele Arcangelo e successivamente a santa Maria Maddalena. Altre chiese rurali facenti capo a Morgongiori, sconsacrate dal vescovo di Ales mons. Joseph Maria Pilo, poiché come tante altre della diocesi profanate e diventate covi di banditi, erano quelle dedicate a Santa Maria, a San Marco, a San Dioniso e a San Giacomo.
L’autore indaga ancora sull’eremo di San Rudesindo, punto di sosta per viandanti e pellegrini in viaggio dalla Sardegna verso Compostela. Non trascura, sulla linea delle precedenti pubblicazioni, le statue dei santi, le feste, il patrimonio di argenti e suppellettili della parrocchia, la Confraternita del S. Rosario, l’attività del Monte Granatico. Pregevoli foto esplicative accompagnano i temi trattati. Un lavoro attento, quello di Tino Stellato, che ci presenta Morgongiori attraverso i secoli come comunità vivace, caratterizzata dalla laboriosità e dalla collaborazione reciproca. “Un popolo, è stato detto, con una fede profonda manifestata attraverso le opere”; opere che Agostino con il suo lavoro di ricerca ha sapientemente riportato dall’oblio dei secoli all’attenzione di tutti i lettori.

Antonio Corona