La Sardegna tra Arborea e Aragona

Mogoro. Presentata da Comune e Università un altro importante libro di Gian Giacomo Ortu

I l Comune di Mogoro e l’Università delle tre età “Parte Montis- Marmilla” hanno presentato, venerdì 19/01/18, l’opera del prof. Gian Giacomo Ortu “La Sardegna tra Arborea e Aragona”, pubblicata pochi mesi fa. Gian Giacomo Ortu, già professore ordinario di Storia moderna dell’Università di Cagliari, dove ha diretto il Dipartimento storico politico internazionale e presieduto il Corso di Scienze dell’Architettura, è attualmente docente a contratto presso la Facoltà di Ingegneria e Architettura e componente del Comitato Scientifico per la pubblicazione degli Acta Curiarum Regni Sardiniae. La sua attività di ricerca si rivolge soprattutto alla storia delle istituzioni economiche e politiche europee tra l’età medievale e quella moderna. Recentemente si è dedicato anche al rapporto tra economia e storia, con un nuovo approccio interdisciplinare alla storia del territorio e ai contesti storici e simbolici delle architetture europee in età moderna. È inoltre coordinatore delle opere complete di Emilio Lussu, di cui ha pubblicato il primo volume nel 2008.
Tra le numerose opere storiche di grande interesse ricordiamo: “L’economia pastorale della Sardegna moderna” (1981) e il notissimo “Villaggio e poteri signorili in Sardegna” del 1996. Meritano un cenno anche gli interessanti saggi pubblicati nella rivista “Quaderni Storici” negli anni 1987-88, dedicati ai Coni di Masullas e alla Sardegna nella seconda metà del 1700. Nel 2000 viene pubblicato il volume di storia locale “Il paese sul crinale. Burcei 1655-1865”, seguono: “Lo Stato moderno. Profili storici” (Laterza, 2001), “La Sardegna dei Giudici” (Il Maestrale, 2005).
Con questa nuova opera “La Sardegna tra Arborea e Aragona” (Il Maestrale, 2017), il nostro autore conclude e approfondisce la complessa indagine “sull’esercizio e l’organizzazione del potere politico nell’Europa medievale” nel tentativo, come si precisa nella premessa, di indagare pratiche e forme sulla scala di una specifica e ben individuata realtà storica: quella della Sardegna nell’intreccio delle molteplici relazioni che ha intessuto, su un versante e l’altro del Mediterraneo occidentale, con l’Italia e la Spagna”. L’autore tiene a precisare, però, che “L’essere sardo costituisce ovviamente un’altra suppletiva motivazione, d’ordine soggettivo e morale, a mettere la Sardegna al centro delle mie ricerche”. Attraverso questa nuova pubblicazione il prof. Ortu ci consegna una straordinaria riflessione storica sul nostro passato, ricco di spunti nuovi e di fatti inediti che possono aiutarci a capire, in maniera più completa, le nostre stesse origini. Alla base di questa ultima fatica, come dichiara il nostro illustre compaesano (è infatti nato a Mogoro), sono stati ovviamente “i campi di indagine prediletti: il mondo delle campagne, la dimensione comunitaria e locale, le forme della vita familiare, le manifestazioni del potere”. La narrazione, avvincente e ricca di personaggi e avvenimenti di particolare interesse, si inquadra nell’epoca storica ricordata come “la guerra dei Cento anni” tra Francia e Inghilterra, e i frequenti conflitti fra le potenti repubbliche marinare. Nell’ambito di questo confronto a livello europeo la lotta del Giudicato d’Arborea è un momento importante confermato dai numerosi e significativi avvenimenti legati all’emancipazione delle campagne dalla servitù e alla notevole attività giuridica che produsse uno dei documenti legislativi più rappresentativi nel panorama europeo, quello appunto riguardante la Carta de Logu.
Come hanno affermato recentemente il prof. Ortu e il ricercatore Roberto Ibba, nell’introduzione al volume “Setzu- L’albero dell’identità”, pubblicato dalla CUEC di Cagliari nel 2016, “La ricerca storica può fare molto, sia per rafforzare i profili d’identità di ogni singolo centro, sia per rimettere in evidenza e valorizzare nei progetti di sviluppo locale le trame di più antiche solidarietà intercomunali e distrettuali. Anche il territorio conserva le sue tracce di memoria, che meritano di essere ricostruite”.

Francesco Sonis