Fu istituito nell’agosto 1850 con decreto del re Vittorio Emanuele II e inaugurato nel novembre del 1860. L’attività vera e propria iniziò il primo febbraio 1861. Pubblicato il II volume di Marco Cau Nella Piccola Storia del nostro paese

È stato pubblicato in questi giorni il 2° volume di Siddi, Piccola Storia del nostro paese di Marco Cau. In questa seconda opera l’autore presenta un’analisi approfondita dei documenti riguardanti le vicende di metà Ottocento che diedero luogo alla costruzione di un ospedale civile nel piccolo paese della Marmilla. La parte più rilevante – dice l’autore – fa riferimento ai documenti presenti nell’Archivio Storico del Comune di Siddi, riordinati e catalogati con eccellenti risultati, dalla cooperativa La Memoria Storica, diretta in questo lavoro da Cecilia Tasca, dell’Università degli Studi di Cagliari, coadiuvata da Anna Setzu, Teresa Sulis, Paola Casanova, Carla Usai e Mariella Cara. Uno dei pregi di questo libro è quello di aver scritto la storia dell’Ospedale Civile Managu di Siddi proprio come la raccontano i documenti storici.

La narrazione storica riporta in luce la nobile figura di Luigi Giuseppe Managu, un giovane e ricco possidente di Siddi, che all’età di 27 anni decide di destinare tutti i suoi beni per realizzare nella sua casa un ospedale per accogliere e curare i poveri di Siddi e della Marmilla, compresi i suoi parenti, vicini e lontani. La storia dell’ospedale ha inizio il 30 settembre 1848 con la morte di Antonio Giuseppe Luigi Managu, avvenuta a Cagliari, dove era stato mandato giovanissimo dai genitori, insieme al fratello, per studiare presso il Seminario Tridentino. l’ospedale fu istituito nell’agosto 1850 con decreto del re Vittorio Emanuele II e inaugurato nel novembre del 1860. L’attività vera e propria iniziò il primo febbraio 1861. La struttura contava all’inizio 8 posti letto, che divennero 11 nel 1870, con 8 posti riservati agli uomini e 3 alle donne. Era previsto anche il ricovero di persone benestanti, dietro pagamento di 1 lira al giorno per la degenza. Una volta ricoverati, i malati indossavano le divise dell’ospedale ed erano assoggettati a severe regole di comportamento.

Il personale dell’ospedale era composto da un medico, un flebotomo, un infermiere e un’infermiera, un cuoco, un servo e una lavandaia, da impiegati (un tesoriere, un economo e un segretario), ed era presente anche la figura di un cappellano. Ogni mattina il cappellano celebrava la Messa agli ammalati, cui seguiva la visita da parte del chirurgo e del flebotomo, che quotidianamente dovevano elencare in un apposito registro il cibo e le prescrizioni mediche per ciascun ricoverato. Gli infermieri dovevano poi pulire le stanze e servire il cibo. Il pasto ordinario comprendeva pane, carne, riso e semola. Le visite dei parenti erano ammesse solo il giovedì e la domenica, dalle 11 a mezzogiorno. A causa di una cattiva gestione amministrativa, che Marco Cau riporta con solerte precisione, l’ospedale venne chiuso nel 1890.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 13.

Arcangelo Cau