I Balcani e una guerra di sterminio nella lunga eclisse della ragione

Usellus. Presentazione del libro “Oltre la notte” di Pietro Marongiu

Sabato 24 agosto, nel quadro dei festeggiamenti per San Bartolomeo Apostolo, Patrono di Usellus, organizzato dall’Associazione Culturale Julia Augusta, è stato presentato il libro “Oltre la notte” di Pietro Marongiu, giornalista, poeta, scrittore; autore di alcune raccolte di poesie e un altro romanzo “La danza della farfalla”. Ha ideato e condotto per emittenti locali programmi di storia e tradizioni della Sardegna. Già Luogotenente dell’Esercito in pensione, Marongiu ha partecipato a varie missioni nei paesi martoriati dalla guerra, toccando con mano l’orrore, la malvagità, le atrocità.

Dopo i saluti del presidente dell’associazione Ivana Minnei, l’Assessore alla Cultura Lucio Melis ha illustrato il teatro della vicenda narrata nel libro: i Balcani e la guerra. Una guerra diversa dal solito, perché la guerra, seppure con le sue atrocità, si svolge con le regole dettate dal Diritto Internazionale che prevede i legittimi belligeranti, gli eserciti, i soldati in divisa, armi convenzionali, gli obbiettivi che possono essere colpiti e quelli da rispettare: popolazione, ospedali ecc. Ma nei Balcani, dove è stato l’autore in missione, si sono usate le armi del terrore, lo sterminio della popolazione, la pulizia etnica che ha visto bambini straziati, massacrati, stupri, su donne, suore e preti.

Vicende che ci sono pervenute grazie agli inviati di guerra come Fausto Biloslavo, amico di Marongiu, che ha narrato i massacri, come quello di Srebrenica nel luglio 1995, 8372 musulmani bosniaci trucidati. Vicende che si intrecciano con quelle degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia al 1942 fino al 1948 e ancora fino al 1954, quando 15.000 italiani furono gettati nelle foibe e 350.000 dovettero lasciare le terre irredente per evitare l’atroce fine. A partire dagli anni 90 con lo sfascio della Jugoslavia si ha la ripresa delle vicende che si ripresentano da secoli, conflitti tra 10 etnie diverse, quattro lingue, varie religioni.

Narrare queste vicende comporta coraggio e valori; sono le vicende vissute e i valori di Pietro Marongiu emersi nel dialogo successivo con Marco Tatti. Emerge l’autore uomo di fede, Cavaliere di Malta, impegnato nel sociale, legato ai valori trasmessigli dalla famiglia: rispetto, onestà, senso della giustizia, amore verso il prossimo. Ma anche l’amore per l’ambiente, la bellezza dei luoghi. In un mondo arido di sentimenti, dove il dolore è presente, occorre coscienza del dolore, altrimenti c’è il precipizio.

Per l’autore, al dolore non ci si abitua; al dolore per i bambini uccisi in guerra e per chi scappa dalla guerra deve esser riservata la pietas, la solidarietà, non il cinismo, l’indifferenza. Cinismo tipico anche dei social; Marongiu ha sottolineato i danni provocati dai social sui ragazzi; che dimostrano totale dipendenza dal telefonino. La violenza sui social dimostra che sull’aspetto educativo sono stati commessi errori gravissimi, non insegnando il valore dei rapporti umani; un tempo due schiaffi erano salutari per un ragazzo. Ed ancora, prevale il rapporto genitore- amico; ma non si può essere amici dei figli: si deve essere genitori, altrimenti c’è un livellamento verso il basso.

Ha fatto cenno alla Comunità internazionale che sulla guerra spesso fa orecchie da mercante, con un Occidente dove una giungla burocratica ed organismi internazionali quali BCE, FMI predominano sugli Stati. L’Italia possiede una bella Costituzione dove il popolo è sovrano, ma alla fine tutto si interpreta in chiave economica, con l’Occidente che rischia di implodere e Germania, Francia e finanziarie internazionali che dettano legge; con un’economia distribuita male. dove poche persone al mondo detengono il 90% delle risorse mondiali. Il rapporto con Dio salva, e l’autore ricorda che “Dio non da all’uomo pesi che non può portare”. E anche la sofferenza ha il suo significato: l’uomo da solo non ce la può fare.

Lucio Melis