XXVII Giornata Mondiale del Malato

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

A Gonnosnò incontri diocesani il 10 e 11 febbraio con la Celebrazione Eucaristica e una tavola rotonda

La parola è un mezzo importante, quello che maggiormente conta è riuscire a non neutralizzarne l’uso, soprattutto quando si tratta del Vangelo. Quest’anno la XXVII Giornata Mondiale del malato coinciderà con una solenne celebrazione in India alla luce della gloriosa figura di Santa Teresa di Calcutta. Lo slogan gira intorno ad un imperativo che è quello della gratuità, potrebbe sembrare una cosa talmente naturale ed elementare da non richiedere grande sforzo di comprensione, ma bisogna stare attenti a non semplificare il concetto di gratuità con la semplice assenza di lucro o basando il tutto su una generica equivalenza: equità-solidarietà. Ci troviamo all’interno del contesto del Vangelo di Matteo cap. 10,8 e l’espressione è esclusiva dell’evangelista, il tutto è collocato all’interno del discorso missionario e il termine “gratuitamente” dà il significato alla missione, da questa parola dobbiamo partire per cercare di comprendere ciò che il Signore vuole dire anche a noi per i nostri tempi. Il termine italiano traduce la parola greca “dorean” che ha un significato preciso, è la forma avverbiale del termine “doreà” che si traduce con “Dono o Regalo”.

L’ avverbio viene tradotto con i significati di “gratuitamente, immeritatamente e invano”, questi termini nel Nuovo Testamento sono presenti circa nove volte e quando si riferiscono a regalo o dono questo viene sempre da Dio e quindi chi lo riceve è impegnato ad accoglierlo secondo l’intenzione di chi l’ha donato. Se questo è il significato dell’uso classico, nel greco profano il termine dono mostra una caratterizzazione giuridica che è una sorta di investitura formale (dono onorifico, legato, feudo, regalo di nozze). I discepoli di Gesù ricevono una vera e propria investitura che li abilita a compiere le azioni prima del versetto 8: “guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni” ma prima ancora di questo Gesù dice loro: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino”.

Nelle pagine che precedono il discorso della montagna, Matteo ci presenta Gesù che insegna e guarisce. L’ordine del maestro quindi non è qualcosa di irrealizzabile o di impossibile, che manda dei poveri illusi col pallino del volontariato ma stabilisce in maniera autoritaria di associare i discepoli alla sua stessa missione, questo è essenzialmente il contenuto del dono (doreà). È curioso che prima ancora delle “istruzioni missionarie”, l’evangelista ci presenta Gesù che impartisce una imperiosa convocazione, alla quale fa seguito il conferimento di un vero e proprio potere, con lo scopo di scacciare gli spiriti impuri “i demoni” e guarire ogni malattia. L’azione compiuta da Gesù nei confronti dei dodici non è un semplice invito ma un’autentica partecipazione al potere redentivo del Maestro, tanto è vero che anche nel vangelo di Marco. Gesù viene visto come uno che insegna e agisce con autorità, dove vi è una perfetta corrispondenza fra la parola e l’azione. Il potere di operare secondo la potenza di Dio non può essere comprato e non può essere venduto, lo si può solo accogliere gratuitamente e allo stesso modo ridonarlo.

Nella storia della Chiesa abbiamo tante figure, tra le più note abbiamo San Filippo Neri o San Camillo de Lellis che hanno vissuto in maniera piena l’urgenza della dedizione al Cristo sofferente presente nei poveri, nei malati e negli abbandonati. La cura dei malati costituisce un punto fermo nella storia cristiana, tanto da mostrarci efficacemente un personaggio di manzoniana memoria come fra Cristoforo fra gli appestati. Per riagganciarci all’evento in concomitanza con l’11 febbraio, Madre Teresa è il moderno testimone che è possibile compiere l’opera di liberazione dal male prendendosi cura dell’altro. Madre Teresa è stata una generosa dispensatrice della misericordia divina, sempre disponibile all’accoglienza e al servizio verso quella vita umana mai nata e quella abbandonata e scartata.

Anche nelle nostre realtà, nelle nostre strutture sanitarie abbiamo bisogno di operatori come Madre Teresa, siano cappellani, consacrati o volontari: non bisogna mai perdere la capacità di testimoniare quella presenza cristiana che si manifesta nella disponibilità a farsi prossimo di chiunque, dei malati, dei loro familiari senza trascurare gli operatori sanitari che vivono e lavorano nel mondo della salute. Questa capacità non è frutto di uno sforzo volontaristico ma è la presenza del Signore che chiama, che conferisce il dono, che sostiene nel servizio e che rende possibile e duraturo un impegno delicato e paziente, senza cercare ricompense e gratificazioni. La nostra Diocesi vivrà la Giornata mondiale del malato a Gonnosnò.