Servire Cristo nel popolo fedele di Dio

Concistoro. La berretta cardinalizia ad Angelo Becciu, nuovo Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
È il settimo porporato sardo della storia

Molti, anche in Sardegna, si domandano: “Se il Papa aveva una così grande fiducia in Becciu, perché l’ha messo alla guida della Congregazione delle Cause dei Santi?” Effettivamente Becciu dalla fine del prossimo mese di agosto passa da un ufficio attivo – numero tre della gerarchia della Santa Sede, con sguardo sul mondo ecclesiastico, socio-politico, culturale, diplomatico – a quello “contemplativo” della Congregazione per le Cause dei Santi.

Da “braccio destro” del Papa e “ministro dell’interno” di tutta la Chiesa, a responsabile di un organismo che ha un unico scopo interamente intraecclesiale: valutare le virtù umane e cristiane vissute in grado eroico dai candidati alla gloria degli altari e distinguere tra miracoli e fatti straordinari. Becciu, dunque, stretto tra teologi, storici e medici. Un promoveatur ut amoveatur?

Nessuna emarginazione per il presule pattadese, ma una nuova missione speciale questa volta con le insegne cardinalizie. Bergoglio da 5 anni cerca di accelerare il cambiamento nella Curia e riportare ordine ed evangelico rinnovamento soprattutto in quegli organismi dove la forma è anche sostanza. Uno di questi è la “fabbrica dei santi”, sul cui funzionamento e trasparenza non possono esserci dubbi, critiche e riserve, che invece ci sono stati.

Due anni fa Papa Francesco ha approvato una revisione delle norme «sull’amministrazione dei beni delle cause di beatificazione e canonizzazione», per prevenire il rischio che alla santità ufficiale si giungesse più velocemente con la benzina del denaro e molto più lentamente se sostenuti da povera gente con minime risorse. Al cardinale Becciu – che resta delegato speciale del Papa presso il Sovrano Ordine di Malta – il compito di vigilare e mettere in essere tutti i meccanismi introdotti dal Sommo Pontefice per assicurare il massimo di trasparenza e realizzare la “Chiesa degli ultimi” anche dentro le Congregazioni vaticane. Missione difficile ma non impossibile.

“La Chiesa per cosa esiste? Non per creare un sistema di potere o costruire nuove chiese – ha detto il cardinale Becciu – ma per far fare esperienza all’umanità di Dio, per richiamare che esiste, e ciò significa farne esperienza, che ti trasforma. Un bel viaggio in cui alla fine ti puoi trovare santo. La bellezza e l’importanza che ricopre questo dicastero consiste in questo, scoprire persone che hanno vissuto in maniera coerente e coraggiosa il Vangelo. Una prospettiva interessante”.

Mario Girau

La Sardegna in prima fila

La Chiesa sarda si è fatta vedere e sentire in questo Concistoro, il quinto celebrato da Papa Francesco. Al rito dell’imposizione della berretta e dell’anello cardinalizi, nonché dell’assegnazione del titolo o della diaconia, ha partecipato tutto l’episcopato sardo. Tra le autorità il Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, con alcuni assessori e consiglieri regionali. La delegazione sarda, la più numerosa tra quelle che hanno accompagnato i singoli porporati, ha potuto abbracciare letteralmente il neocardinale Angelo Becciu nella sala regia del Palazzo apostolico, durante la “visita di cortesia”, il momento in cui i nuovi porporati ricevono gli auguri e le congratulazioni di amici e parenti.

Particolarmente numerosi in fila per salutare il cardinale Becciu. Dietro ogni abbraccio una storia e un’appartenenza comune. La Sardegna era due volte presente sull’altare durante la Messa concelebrata da Papa Francesco con i nuovi cardinali. Oltre a Becciu, alla sua prima celebrazione da cardinale di santa Romana Chiesa, anche mons. Gianfranco Saba, arcivescovo di Sassari, al quale il Papa ha consegnato – come è tradizione per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paoloil pallio, la sciarpa di lana bianca con alcuni croci nere indossata nelle cerimonie più solenni dagli arcivescovi metropoliti.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 13.