Particole senza glutine

Uno dei problemi che affliggono una parte della popolazione in questi ultimi anni è l’intolleranza al glutine con tutto ciò che comporta nella dieta di chi ne soffre che li costringe a modificare l’alimentazione, a leggere con attenzione le etichette di tutti i prodotti che acquistano, e quando mangiano fuori casa devono informare chi prepara i pasti in quanto non possono entrare in contatto in nessun modo con il glutine per evitare seri pericoli. Ma è un problema anche quando ci si avvicina alla Comunione durante le celebrazioni eucaristiche e infatti da qualche tempo il sacerdote distribuisce le particole consacrate da due diverse pissidi.

È un delicato argomento che va affrontato seriamente e in punta di piedi, per non stravolgere il senso dell’Eucarestia ma che deve fare i conti con la salute delle persone senza discriminazioni. Le ostie consacrate devono avere dei requisiti precisi per essere conformi alle norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che dice che la materia prima impiegata è l’amido di frumento (lettera circolare del 19 giugno 1995 ai Presidenti delle Conferenze Episcopali): “le condizioni di validità della materia per l’Eucarestia sono le ostie nelle quali è presente la quantità di glutine sufficiente per ottenere la panificazione senza aggiunta di materie estranee e purché il procedimento usato per la loro confezione non sia tale da snaturare la sostanza del pane”.

Quindi significa che le particole devono contenere almeno un minimo di glutine per essere conformi alle norme ecclesiastiche. Si potrebbe quindi ovviare il problema distribuendo la Comunione per tutti con ostie per celiaci? Potrebbe essere una soluzione ottimale considerando che i celiaci potrebbero venire in contatto con residui a loro nocivi, anche usando due pisside distinte, e non si metterebbe in evidenza chi è intollerante al glutine agendo con discrezione.

Cecilia Carta