Nuova Pastorale della Misericordia per coppie conviventi

Anche nella nostra diocesi esistono situazioni di disagio e i parroci sono chiamati a farsene carico: con misericordia e pazienza devono ascoltare, valutare e curare

Come i fulmini guizzano qua e là durante un temporale, così anche nella cura pastorale delle famiglie che vivono situazioni particolari, si accendono sentimenti contrastanti nei fedeli. Partiamo da una frase usata da Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. Con Papa Francesco questa frase ha sposato la pastorale della misericordia e dell’accoglienza. Per leggere e comprendere bene l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” dobbiamo usare queste due chiavi di lettura, altrimenti rischiamo di cadere nella paura che porta a vedere stravolta una dottrina che sempre abbiamo conosciuto e nella quale abbiamo creduto.

Come più volte mi è capitato di affermare, la famiglia prima ancora di essere una istituzione è un progetto di vita e una vocazione che nasce con la creazione dell’uomo e trova senso nell’essenza di Dio che è amore. Il testo del Santo Padre ribadisce tutti quelli che sono i principi cristiani sul matrimonio, però cerca di leggere le situazioni odierne, e quindi suggerire una cura pastorale, che venga incontro alla fragilità e alla sofferenza delle famiglie di separati o divorziati. Gli uomini e le donne che vivono queste situazioni meritano attenzione tanto e quanto gli altri. Il Papa stesso, facendo leva sulla misericordia e sul perdono, afferma che un errore o un peccato non possono avere come conseguenza una condanna eterna.

Il compito della comunità cristiana non è quello di giudicare, non conoscendo cause e motivazioni, ma è quello di accompagnare o a una riconciliazione o a una accoglienza delle persone che stanno vivendo e subendo la crisi. Al numero 241 dell’esortazione apostolica, troviamo scritto:” In alcuni casi, la considerazione della propria dignità e del bene dei figli impone di porre un limite fermo alle pretese eccessive dell’altro, … bisogna riconoscere che ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. Certe volte può diventare persino moralmente necessaria. Comunque deve essere considerata come estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano”.

Al numero 243, troviamo scritto: “Ai divorziati che vivono una nuova unione, è importante far sentire che sono parte della Chiesa, che non sono scomunicati e non sono trattati come tali, perché formano sempre la comunione ecclesiale”. Molti possono rimanere stupiti dalla ricezione dei sacramenti, confessione e comunione, dati alle persone che vivono in questo stato di disagio, ma anche per questo il Papa è stato chiaro. Prima di offrire loro i sacramenti essi devono compiere un cammino di fede, di impegno ecclesiale e solo dopo il discernimento da parte del parroco possono essere ammessi ai sacramenti. Proprio perché si tratta di sacramenti bisogna essere premurosi e attenti nel fare l’analisi, nella disamina del caso e nella valutazione di ammissibilità, come buoni padri che sanno accompagnare, consolare e incoraggiare.

Anche nella nostra diocesi esistono situazioni di disagio e i pastori sono chiamati a farsene carico: con misericordia e pazienza devono ascoltare, valutare e curare. Sarebbe superficiale esprimere giudizi e condanne senza avere in mano tutto quello che concerne la situazione stessa. Se da una parte non mi meraviglia che il popolo di Dio storca il muso, mi sorprende se qualche pastore non riuscisse a prendersi cura anche di questi suoi fedeli. D’altra parte gli strumenti di valutazione esistono e sono il codice di diritto canonico e l’Amoris Laetitia, senza dimenticare che a parlare deve essere il cuore di Dio e non quello dell’uomo.

In conclusione pongo solo alcune domande per aiutare a riflettere: merita di più colui che non si separa ufficialmente, ma continua a tradire o il separato che con dolore ammette di aver sbagliato e vuole continuare ad essere nella Chiesa? È più meritevole un coniuge che usa violenza verso l’altro e di cui nessuno sa nulla o si fa finta di non sapere, o chi ricomincia una vita rispettando e amando l’altro? Sono solo due interrogativi ai quali ne potremmo aggiungere altri, ma il compito del discernimento è del pastore, e in questo il Papa è stato chiaro, mentre la famiglia è chiamata solo ad accogliere.