Significativo en plein nella diocesi
Il 97,50% degli alunni sceglie Religione

La percentuale degli studenti che ha scelto di avvalersi dell’insegnamento della Religione Cattolica ha raggiunto in diocesi il tetto del 97,50%. Per sapere le problematiche, i programmi e a valenza del’IRC abbiamo sentito due collaboratrici dell’ufficio scuola diocesano: Simona Ruggiero, insegnante di IRC presso l’Istituto Comprensivo di Gonnosfanadiga “San G. Bosco” e Barbara Adalgisa Pinna, insegnante presso Istituto di Istruzione Superiore “Marconi-Lussu” di San Gavino Monreale.

Conoscere le radici cristiane della nostra cultura e della nostra società» è una caratteristica fondante dell’IRC, importante non solo per i cattolici.
La religione cattolica è parte costitutiva del patrimonio storico, culturale ed umano della società italiana. In tale contesto l’IRC è opportunità preziosa per la conoscenza del cristianesimo, come radice di tanta parte della cultura europea. Tale proposta educativa consente la riflessione sui grandi interrogativi posti dalla condizione umana: ricerca identitaria, vita di relazione, complessità del reale, bene e male, scelte di valore, origine e fine della vita, radicali domande di senso… Inoltre sollecita il confronto con la risposta maturata nella tradizione cristiana, nel rispetto del processo di crescita della persona e con modalità differenziate a seconda della specifica fascia d’età. In modo da approfondire le implicazioni antropologiche, sociali e valoriali, e promuovere un confronto mediante il quale la persona, nell’esercizio della propria libertà, riflette e si orienta per la scelta di un responsabile progetto di vita. Emerge così un ulteriore contributo dell’IRC alla formazione di persone capaci di dialogo e di rispetto delle differenze, di comportamenti di reciproca comprensione, in un contesto di pluralismo culturale e religioso.

La tematica di quest’anno dovrebbe riguardare la pagina biblica, che ha una valenza interreligiosa, quindi interessa non soltanto i cattolici
Papa Francesco sostiene che la Bibbia non è un libro per pochi privilegiati bensì il libro del popolo di Dio. La Scrittura ha un carattere fondativo e quasi sacramentale: in essa il popolo di Dio si ritrova. Analizzando la Bibbia, prendendo spunto dalla figura emblematica di Abramo «padre nella fede» di ebrei e cristiani, possiamo giungere a comprendere molteplici temi che abbracciano non solo la nostra religione ma che offrono spunti per un dialogo interreligioso. Infatti temi come: la relazione tra uomo e donna; il valore e il senso dell’amicizia; il popolo amico; l’incontro con l’«altro», lo «straniero» per geografia ed etnia, per lingua e cultura; le relazioni sociali, il luogo in cui le differenze si incontrano e si organizzano dinamicamente. In tal senso la pagina biblica diventa il luogo sociale privilegiato dell’interculturalità.

Un serio studio della Bibbia può arricchire la cultura del giovane?
La cultura di un giovane, per poter essere ricca e arricchente, deve poter spaziare su più fronti: sicuramente lo studio biblico gli consentirà di acquisire contenuti e “chiavi di lettura” attraverso i quali potrà attuare una personale ricerca religiosa. Non solo, il/la giovane potrà dotarsi di capacità e competenze, grazie anche alla conoscenza, non superficiale, della Bibbia, che lo aiuterà a rapportarsi in modo completo con il mondo sociale, umano, artistico e storico. Le indicazioni nazionali relative ai programmi di religione prevedono riferimenti continui al testo sacro, che deve essere posto in relazione e collegamento con i diversi sistemi di significato, con la vita reale, in una dimensione multidisciplinare.

La dimensione religiosa può trasformare le conoscenze in sapienza di vita?
Che cosa sarebbe l’umanità senza la dimensione religiosa? Cogliamo già nelle prime forme di vita umana, oltre all’abilità nel creare oggetti, rapporti e legami, la cura nel seppellire e abbellire la tomba o il luogo di sepoltura dei propri cari. L’- Homo sapiens è anche homo religiosus: non solo la dimensione religiosa è insita e propria dell’uomo e della donna del passato ma lo è ancora di più nelle giovani generazioni di oggi che formandosi in diversi contesti, scuola, parrocchia, gruppi sociali e sportivi, sapranno far “fruttare” questa dimensione solo se diventerà sapienza di vita, la loro sapienza di vita.

Qual è la situazione dell’IRC nella Diocesi di Ales-Terralba?
In base ai dati inviati dall’ufficio IRC Diocesano al Servizio Nazionale per l’IRC della Cei, relativo all’anno scolastico 2018/2019, la percentuale degli studenti e studentesse, e quindi delle loro famiglie che hanno scelto di avvalersi dell’insegnamento della Religione Cattolica, è del 97,50%: su un totale di 9426 allievi solo 240 hanno scelto di non usufruire di tale percorso di formazione integrale della persona. La percentuale maggiore di non avvalentesi è nella secondaria di secondo grado poiché già a partire dal primo anno la scelta può essere effettuata direttamente dall’allievo. Da una prima analisi dei dati si evince che viene confermata la fiducia in un insegnamento che da più di 35 anni, pur essendo facoltativo nella scelta, è però inserito “a pieno titolo” nel percorso scolastico di chi lo sceglie, mantiene delle percentuali altissime. La scelta di seguire l’insegnamento di religione è fatta anche dalle famiglie e dai ragazzi che provengono da religioni diverse dal cristianesimo o da altre correnti cristiane.

M.G.