Informazione e formazione

Mons. Carboni per la tutela minori: la svolta è l’obbligo di denuncia

Forte accelerazione della CEI sul problema della prevenzione degli abusi sui minori. Al centro delle linee guida del “Direttorio nazionale” su questo delicato problema, varato dall’assemblea generale dei Vescovi italiani, ci sono ascolto, accoglienza e dare credibilità alle vittime, non proteggere il colpevole. Tutte le Chiese regionali e diocesane sono chiamate ad attrezzarsi per rendere immediatamente operativo il Servizio nazionale di tutela. Il vescovo delegato regionale è monsignor Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e Amministratore apostolico di Ales-Terralba

Per due giorni alla fine dello scorso mese di luglio si sono incontrati i vescovi delegati regionali del Servizio nazionale tutela minori della CEI. Ne abbiamo parlato con mons. Roberto Carboni, referente sardo del Servizio nazionale tutela minori. Quali gli impegni concreti?
“Formazione, confronto, obiettivi condivisi, programmazione. Lo scopo dell’incontro dei vescovi delegati per il SRPM, ha avuto lo scopo non solo di offrire informazioni, ma anche approfondire il tema della formazione e della prevenzione, attraverso la presentazione di strumenti formativi, metodi ed esperienze già in essere. Particolare risalto si è dato alle modalità di ascolto e accoglienza delle persone abusate, sottolineando la necessità di preservare la dignità e l’integrità della vittima, verso la quale ci deve essere un atteggiamento di ascolto profondo e sincero”.

L’assemblea generale della Cei ha approvato il direttorio nazionale contro gli abusi sui minori. Quali i punti principali?
“I principi guida in cui la Chiesa italiana si riconosce per l’elaborazione delle Linee Guida per la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili sono: Rinnovamento ecclesiale; protezione e tutela dei minori e delle persone vulnerabili; ascolto, accoglienza e accompagnamento delle vittime; responsabilizzazione comunitaria e formazione degli operatori pastorali; formazione dei candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata; giustizia e verità; collaborazione con la società e le autorità civili; trasparenza e comunicazione. Il testo è stato approvato nel corso dei lavori dell’ultima Assemblea generale della Cei (20- 23 maggio) e si applicano “a tutti coloro che operano, a qualsiasi titolo, individuale o associato, all’interno delle comunità ecclesiali in Italia”.

Denuncia sempre e comunque, anche al minimo sospetto?
“La vera svolta è l’introduzione dell’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’ordinario del luogo (il vescovo, ndr) nel quale avviene un possibile abuso da parte di un chierico. Ovviamente dopo averne vagliato la verosimiglianza. Il vescovo aveva già l’obbligo di avviare un’indagine cosiddetta “previa”, cioè raccogliere elementi da inviare alla Congregazione per la Dottrina della fede e, nel caso, avviare un procedimento canonico. Ma nelle linee guida viene introdotto anche l’obbligo morale (perché dal punto di vista giuridico in Italia non lo avremmo), di informare anche l’autorità giudiziaria, che ha mezzi molto più efficaci di indagine, questo è il punto. Il focus di tutto il documento è proprio sull’ascolto, sull’accoglienza e sul dare credibilità alle vittime, non nel proteggere il colpevole. Le conseguenze fisiche, psichiche, morali e spirituali di questi abusi sono troppo gravi. I segni restano per sempre, anche in chi riesce a rielaborarli e a parlarne”.

Come si muovono concretamente le chiese sarde?
“La Conferenza Episcopale Sarda ha recepito, come le altre Conferenze Episcopali Regionali, le Linee guida approvate dalla CEI a fine maggio e mi ha nominato vescovo delegato. Mi sono già attivato per comporre il Servizio Regionale Tutela Minori che prevede un Referente (si tratta di un sacerdote psicologo) più i Delegati Diocesani che comporranno il Servizio Regionale. Nel Servizio Regionale la maggioranza è composta di professionisti laici che per competenza (psicologi, pedagogisti, giuristi esperti di diritto, educatori etc.) possono offrire un valido contributo nell’indicare sia azioni di informazioni e formazione e anche una strategia di prevenzione”.

Da psicologo, azioni preventive in Sardegna
“Si tratta di informare e formare sia il clero che il laicato, su un tema che sino ad ora nelle comunità cristiane non veniva approfondito o preso con la dovuta serietà, evidenziando che si tratta di una ferita che tocca tutta la comunità la quale è chiamata in sinergia ad operare perché non succedano più fatti di abuso, a farsi accogliente con le vittime e a formare tutti gli operatori pastorali a un chiaro rispetto dei minori e persone vulnerabili”.