GMG 2019. “Curiamo la casa comune”

Il manifesto dei Giovani della Gmg 2019 (Panama 22-27 gennaio): Chiediamo ai vescovi e ai responsabili della Chiesa di accelerare l’attuazione della Laudato Si’

Cinque richieste ai leader politici e alle istituzioni competenti per affrontare “con decisione e in modo urgente” altrettante emergenze. È quanto si legge nel manifesto dei Giovani della Gmg 2019 per la cura della casa comune, redatto al termine del convegno su “Conversione ecologica in azione”, che si è svolto in questi giorni a Panama. I giovani chiedono anzitutto di puntare “al raggiungimento del 100% di energia rinnovabile, per ‘porre fine all’era dei combustibili fossili’ in linea con l’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C”. Poi, rivolgono lo sguardo alle migrazioni e chiedono di attuarne il Global Compact, “per affrontare il tema dei rifugiati ambientali affinché nessuno sia lasciato indietro”. E, ancora, di “adoperandosi per proteggere almeno il 30% degli ecosistemi del pianeta entro il 2030, con attenzione speciale alle comunità indigene che vivono in queste regioni ad elevata biodiversità, in applicazione della Convenzione Onu sulla diversità biologica.

Un altro impegno richiesto è quello per “un accesso universale ed equo all’acqua potabile entro il 2030, come previsto dal sesto obiettivo di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 Onu”. Infine, il ricorso a un modello di economia ‘circolare’, per “superare il mito moderno del progresso materiale illimitato e il paradigma della crescita illimitata”. “Chiediamo ai vescovi e ai responsabili della Chiesa di accelerare l’attuazione della Laudato Si’”. È quanto si legge nel manifesto dei Giovani della Gmg 2019 per la cura della casa comune. Quattro i modi indicati dai giovani per realizzare questo processo. Il primo è l’incoraggiamento della conversione ecologica in corso “attraverso programmi educativi e di formazione a tutti i livelli, accompagnati da iniziative speciali per coltivare la dimensione ecologica della nostra fede, anche attraverso la celebrazione annuale del Tempo del Creato”. “Occorre quindi superare un interesse spesso marginale ed episodico per passare ad un impegno sistematico e organico”.

Una seconda richiesta è la promozione di “una conversione degli stili di vita indirizzata alla semplicità e alla sostenibilità, attraverso l’impegno a passare nelle strutture ecclesiali al 100% di energia rinnovabile e raggiungere l’obiettivo di emissioni nette di carbonio pari a zero entro il 2030 o prima”. E, ancora, la richiesta di adottare “linee guida sugli investimenti etici che allontanino i capitali dai combustibili fossili, considerato che, se si svuole rispettare il limite dell’accordo di Parigi, dobbiamo mantenere nel sottosuolo la maggior parte del carburante fossile”. Infine, l’invito ai vescovi a “sostenere i giovani nella realizzazione di programmi di cura della casa comune e, in particolare, di favorire progetti di difesa di quel ‘polmone del pianeta’ che è la foresta amazzonica con i suoi abitanti indigeni”. L’incontro mondiale della gioventù indigena (Imgi) “dev’essere una modalità per mostrare il volto indigeno della nostra Chiesa nell’ambito della Gmg e per affermare il nostro impegno di proteggere la Casa Comune e di collaborare nella costruzione di un altro mondo possibile, più equo e più umano”. Lo afferma papa Francesco, in un videomessaggio, in spagnolo, inviato ai partecipanti all’Incontro mondiale della gioventù indigena, in corso in questi giorni (17-21 gennaio) a Soloy (Panama), nella diocesi di David.

Francesco mette in evidenza che i temi messi in agenda durante l’incontro “stimoleranno la ricerca di risposte, a partire dalla prospettiva evangelica, a tante scandalose situazioni di marginalità, di esclusione, di scarto, di impoverimento alle quali sono condannati milioni di giovani, specialmente giovani dei popoli originari, nel mondo. Che il vostro agire, la coscienza di appartenere ai vostri popoli, costituisca una reazione contro questa cultura dello scarto, contro questa cultura della dimenticanza delle proprie radici, proiettata verso un futuro sempre più liquido, più gassoso, senza fondamento”. Conclude il Papa: “Fatevi carico delle vostre culture! Fatevi carico delle vostre radici! Però non restate fermi. Da queste radici crescete, fiorite, fruttificate”. La radici, infatti vanno “rivolte verso il futuro”. Questa “è la sfida per voi oggi”.