Catechisti. La fede si trasmette col dialetto della famiglia

L’Arcivescovo di Oristano commenta i risultati di un’intervista a quasi 2000 operatori di catechesi

Il catechista è un cristiano che prende sul serio la missione di condividere il grande dono della fede. Anche nella nostra regione. Parola di monsignor Ignazio Sanna, Presidente della Commissione della Conferenza Episcopale Sarda per Dottrina Catechesi e Annuncio. L’arcivescovo di Oristano, nella nostra intervista, chiarisce e risponde ai dubbi e alle osservazioni che il sociologo Luca Diotallevi, tra i più conosciuti in Italia nello studio e nell’interpretazioni dei fenomeni religiosi, avanzati nella pubblicazione “Attori, strutture e cultura della catechesi nelle diocesi della Sardegna” a cura dell’Ufficio catechistico regionale. Il catechista, ribadisce mons. Sanna, “È una persona generosa che mette a servizio della Chiesa il proprio tempo e la propria esperienza di fede. In secondo luogo, i catechisti sono professionisti pienamente inseriti nella società. Hanno la passione dell’educazione alla fede”.

La femminilizzazione del ruolo catechistico ha un effetto “immenso” sulla qualità dell’offerta catechistica. In senso negativo secondo Diotallevi.
Io la intendo anche in senso positivo. Nel mondo della scuola in genere, e in quello dei docenti di religione in specie, sono presenti moltissime insegnanti. Non mi sembra che questo fatto torni a scapito della qualità dell’insegnamento. La qualità dell’insegnamento è legata alla professionalità e capacità personale e non al genere.

Sempre Diotallevi accusa la Chiesa di idealizzare il processo di femminilizzazione del ruolo catechistico. Anche per Lei è così? La Chiesa è costretta a questa idealizzazione perché i maschi frequentano poco la parrocchia.
Sarebbe proprio il caso di citare San Paolo quando scrive che in Cristo non c’è né giudeo né greco, né uomo né donna. Con pragmatismo e sano realismo la Chiesa si impegna per formare un catechista e una catechista senza distinzione di genere. Non c’è nessun valore aggiunto da attribuire al fatto di essere donna o uomo

Altra osservazione di Diotallevi sulla metodologia della catechesi sarda, che sarebbe molto lontana da quanto richiesto nel documento programmatico “il Documento base per il rinnovamento della catechesi”.
Questa difficoltà nel rinnovo del metodo della catechesi è comune a tutte le diocesi italiane e non si riscontra solo in Sardegna. Si sono sperimentati e si continuano a sperimentare nuovi metodi nell’iniziazione cristiana e ognuno di questi ha vantaggi e svantaggi. Gli orientamenti proposti dai Vescovi con il testo “Incontriamo Gesù” promuovono il rinnovamento della catechesi in fedeltà al Documento Base.

È vero che si sta trasformando il ruolo del catechista in una sub professione clericale. Anche lei ha questa impressione?
La tentazione di clericalismo non è legata al ministero del catechista. Il catechista è lieto di rendere un servizio ecclesiale per la generazione alla fede e la conoscenza di Gesù. Egli “è” prima catechista e poi “fa” il catechista. È catechista oltre che “nell’ora di catechismo” anche e soprattutto nella testimonianza della vita.

Catechista ruolo per persone poco impegnate o con molto tempo libero?
Le catechiste che conosco io sono tutte persone impegnate professionalmente. Sono ammirevoli, perché trovano il tempo da dedicare al catechismo tra mille difficoltà. Inoltre, sono convinte di adempiere ad una missione ecclesiale e lo fanno con gioia affrontando le mille sfide dell’emergenza educativa.

Positiva per lei la presenza di catechisti divorziati/e?
A mio parere, la domanda è troppo generica. Non si può parlare di divorziati indistintamente. Il Papa suggerisce di fare discernimento caso per caso. Ci possono essere, infatti, divorziati che hanno subito il divorzio, non si sono risposati, sono bravi cristiani, vivono una regolare vita di fede. La comunità conosce queste persone e apprezza la loro opera a servizio della Chiesa.

La necessità e l’urgenza di aggiornamento non è molto sentita dai catechisti. Soprattutto giovani. Il suo parere?
Chi è veramente cosciente della delicatezza e dell’importanza di contribuire alla generazione della fede si sente inadeguato. Cambiano velocemente le problematiche della vita, i risultati delle ricerche teologiche, i mezzi di comunicazione, i dati della scienza. Questi cambiamenti costringono ad aggiornarsi. Chi non si aggiorna tradisce non tanto se stesso quanto la sua missione.

L’intervista completa su Nuovo Cammino n. 4.