Beni culturali: Chiesa in prima linea

Conferenza Episcopale Sarda. In un triennio i Vescovi dell’Isola con l’8xMille e la Regione con i fondi del Por Sardegna sono pronti a finanziare interventi e restauri tra 30 e 50 milioni di euro

Non è certo carsica – ora nascosta ora in superficie – la presenza della Chiesa sarda nel settore dei beni culturali e non manca il suo dinamismo per far sì che il patrimonio ecclesiastico sia valorizzato, conosciuto e generatore di impresa e lavoro. Un impegno non a costo zero. Nel prossimo triennio attraverso vari interventi nell’edilizia di culto, ristrutturazione, manutenzione dei beni culturali, impianti di sicurezza delle parrocchie, restauro di opere d’arte conservate in chiese e conventi antichi, la Conferenza Episcopale Sarda potrà attivare un movimento di risorse tra 30 e 50 milioni di euro: metà provenienti dai fondi dell’8 per Mille alla Chiesa cattolica, il resto dal POR Sardegna attivato dalla Regione.

Con ricadute positive sull’occupazione. “Con quelle risorse dovremmo riuscire a migliorare – dice don Francesco Tamponi, 60 anni, coordinatore regionale della Consulta dei beni culturali ecclesiastici – i risultati del quinquennio 2011-2016 quando le diocesi hanno creato quasi duemila posti di lavoro”. A breve partirà anche il Sistema museale ecclesiastico sardo (Smes)”.

“La proposta – spiega don Francesco Tamponi– prevede che le funzioni della rete, formata dai dieci Musei diocesani sardi, consistano nel programmare e coordinare attività di promozione e valorizzazione dei musei aderenti alla rete; progettare su larga scala l’applicazione degli standard di qualità; realizzare le economie necessarie per raggiungere questi obiettivi”. Lo strumento individuato per realizzare questi scopi sarà un comitato scientifico nominato dai vescovi sardi. L’avvio dello Smes consentirà subito dopo di stipulare un’intesa tra il Sistema museale delle 10 diocesi sarde e Polo museale della Sardegna del Mibact, sul modello di quanto fatto tra il Sistema museale integrato diocesi di Tempio-Ampurias “Museum” e il Polo museale della Sardegna del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

La gran parte del patrimonio artistico sardo è conservato in chiese, conventi, istituti religiosi. “Molti di questi edifici – dice don Francesco Tamponi, parroco a Santa Maria Coghinas e Bortigiadas – sono stati salvati da confraternite, dai tante volte criticati, anche ingiustamente, comitati per i festeggiamenti, che, a spese proprie, ne assicurano la manutenzione”.

La religione in Sardegna è anche polmone culturale e turistico. I cammini storico, spirituali e ambientali – di Santu Jacu, Santa Barbara, San Giorgio e di Sant’Efisio – rappresentano un’opportunità per scoprire e valorizzare le zone interne. “Sardegna in 100 chiese è l’unico accordo operativo Regione-Conferenza episcopale sarda per l’utilità reciproca: mentre la Regione mette nel suo zaino nuovi attrattori culturali – quasi 60 mila di cui molti risalenti ai primi secoli del cristianesimo – la Chiesa salva dal degrado numerosi edifici sacri. Ogni diocesi sarda ha la possibilità di rimettere in salute e riqualificare con un maquillage radicale 10 chiese.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 11.

Mario Girau

Beni culturali ecclesiastici

In Sardegna
58.767 beni storici e artistici
1738 edifici di culto
1439 chiese
41 istituti culturali

Diocesi Ales- Terralba
5893 beni storici e artistici
123 edifici di culto
3 istituti culturali

Dei beni storici e artistici
20 appartengono al secolo XXI
1528 al secolo XX
2071 al secolo XIX
1244 al secolo XVIII
741 al secolo XVII