Avvento. Il consumismo non spenga l’attesa

La bellezza sofferta e affascinante di questo tempo rischia di essere soffocata dall’invadenza ossessiva, di prodotti pubblicizzati come vie alla felicità

Èiniziato il tempo di Avvento. La liturgia di questo tempo ci conduce alla celebrazione del Natale. Ma intanto questo tempo di attesa è già stato abbondantemente preceduto da tanti altri annunci, che invitano a prepararci al Natale, non lasciandoci sfuggire tanto “bendiddìo” che le opportunità commerciali ci offrono. Addobbi natalizi già sono diffusi in vari siti virtuali e fisicamente nelle vetrine.
Non lo dico per protestare moralisticamente contro il consumismo. Ma certo si fa fatica, in questo contesto così insistente nelle sue lusinghe di felicità a basso costo, a far prevalere un atteggiamento che sarebbe più proprio di questo tempo, ma che vedo del tutto in contrasto. L’Avvento è tempo di attesa, appunto. E si attende ciò che ancora non si ha. È ovvio. È un aspetto della mia fede, e, credo della fede di ogni credente: credere in Dio non significa possederlo. Non significa comprenderlo con l’intelligenza. Non se ne ha disponibilità, secondo nostri schemi o nostri programmi. È un Dio che si dona mentre si sottrae, si rivela nel suo nascondersi, o si nasconde nel suo rivelarsi. E intanto lo cerchi, come un innamorato che desidera vedere il volto dell’amata. Sapendo che Egli ti cerca per primo, ancor prima che tu sappia di Lui.
Lo diceva già il profeta Isaia: “Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d’Israele, salvatore (45,15)”. E resta il fascino e il desiderio struggente di Lui. La sua presenza vissuta come presenza nascosta, o presenza sofferta come assenza.
Per questo non amo la religiosità che si soddisfa delle sue pratiche, delle sue opere, Troppo umana, la religione, per sapere di Dio. Mi sento molto più vicino all’ateo, cercatore di Dio, che confessa, con sofferenza interiore, di non averlo trovato ancora. Non è forse l’espressione accorata della sposa del Cantico di Cantici? “ L’ho cercato, ma non l’ho trovato”. (Ct 3,2). Prelude certo all’incontro, all’abbraccio appassionato, per colui che ancora si farà cercare. S. Agostino ci incoraggia nel vivere questa tensione: “Noi cerchiamo per trovare, ma troveremo solo la possibilità di cercare all’infinito”. (De Trinitate IX,1). E cercarlo è già gesto di amore. E quindi è già segno che in qualche modo, nel desiderio, lo abbiamo trovato. “Tu non mi cercheresti se non mi avessi trovato”, osserva ancora efficacemente S. Agostino. Questo è per me il tempo di Avvento, seguendo l’invito che ci viene dal Vangelo della prima domenica: Vegliate! Non lasciate che il vostro desiderio, la vostra attesa, siano anestetizzati dall’impaziente ossessione di produrre, possedere, consumare.
Per questo la bellezza sofferta e affascinante di questo tempo di attesa rischia di essere soffocata dall’invadenza consumistica, ossessiva, di prodotti pubblicizzati come vie alla felicità. Non appiattitevi in un presente che deprime l’attesa paziente di “Colui che viene”. E Dio è sempre il “veniente”, e questo costituisce il nostro avvento. Da mendicanti di Dio, con l’orecchio attento alla Parola che Egli vorrà rivolgerci, col cuore pronto ad accoglierlo. Ci aspetta l’abbraccio della sua divina umanità. Vi invito a vivere questo tempo con trepidante e serena attesa. Come di donna incinta. È questa l’immagine che Maria Vergine Immacolata ci suggerisce. E questa è anche una bella immagine di Chiesa.

Don Nico Massa