Volontariato della porta accanto

Ales. Il Convegno annuale su “Caritas e Volontariato” nel Centro San Giuseppe

La società cambia, cambiano i bisogni e la Caritas tiene il passo con i tempi. Per rispondere alle richieste di aiuto che arrivano da chi ha bisogno la Caritas cambia, si evolve, cresce ma non perde di vista il suo impegno verso gli ultimi orientato verso uno sviluppo integrale dell’uomo. Se n’è parlato ad Ales durante il Convegno annuale della Caritas della diocesi di Ales-Terralba, tenutosi lo scorso 9 giugno nel Centro comunitario per la famiglia San Giuseppe al quale ha partecipato un folto pubblico arrivato da tutta la diocesi. L’introduzione è stata affidata a don Marco Statzu che, riprendendo la prima lettera ai Corinzi (13,1-14,1) ha ricordato come “magnanima, benevola sia la carità. non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse” per poi sottolineare che la carità “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.

A Carla Serpi, anima della Caritas e del mondo del volontariato, il compito di illustrare le novità di legge per il Terzo Settore dopo una presentazione della mission della Caritas “. Quando parliamo di volontariato Caritas- spiega nel suo ampio e toccante discorso- ci viene spontaneo associare il nostro servizio alla parabola del buon samaritano raccontata da Gesù in risposta alla domanda di un dottore della legge: E chi è il mio prossimo? (lc 10,29). Il samaritano è mosso da vera compassione, tanto da superare le barriere sociali e i pregiudizi etnici e religiosi”. Come lui, “il volontario è colui che si fa guidare dal proprio cuore verso il prossimo”, sottolinea Carla Serpi, “spesso aiutiamo con un sorriso, con una buona parola, non facendo pesare gli errori degli altri e dando una mano a chi è più debole.

È proprio nella semplicità di questi gesti che ci facciamo prossimi all’altro”. Poi comincia un’analisi dettagliata della nuova normativa del Terzo Settore, partendo dalla definizione del volontario per illustrare poi gli enti del Terzo Settore, il registro unico nazionale del Terzo Settore, le attività intrinseche agli enti ecclesiali (supporto extrascolastico ai bambini e ragazzi che ne hanno bisogno, l’aiuto e l’ascolto offerto ai tanti bisognosi che avvicinano i gruppi Caritas e i centri di ascolto,l’animazione culturale,la pratica sportiva, il turismo sociale, la cura dei beni di interesse culturale e le opere socio assistenziali).

Poi la parola passa a Luigi Serra dell’Ufficio gestione e progettazione Caritas Ales- Terralba che ha chiarito come un progetto sia “il percorso educativo che consente di raggiungere un cambiamento della realtà dei poveri attraverso una serie di azioni tra loro articolate. L’immagine dei passi per raggiungere una meta descrive bene il questo percorso che comprende più tappe intermedie e necessita quindi di un certo numero di azioni capaci – per la Caritas – non solo di rispondere al bisogno immediato ma anche di prevenirlo e valorizzarlo per il cambiamento futuro”. E aggiunge: “l’obiettivo di un progetto non è solo rispondere in modo efficiente a questo o a quel bisogno – è questo il compito di un servizio sociale – ma piuttosto coinvolgere l’intera comunità parrocchiale, promuovere esperienze quotidiane di prossimità per far emergere una mentalità di condivisione. La Caritas scorge così non solo le necessità dei fratelli più “piccoli”, ma anche le “povertà” di una comunità cristiana che nel cammino di fede deve e vuole essere sempre più soggetto di testimonianza autentica dell’amore di Dio, per giungere ad esprimerlo attraverso segni e opere di condivisione e servizio”.

Dopo l’intervento di don Angelo Pittau che ha toccato le questioni più delicate sul volto della Caritas e del volontariato oggi, ma anche i punti di forza e le grandi sfide per il bene del prossimo, il vescovo di Ales Terralba Padre Roberto Carboni si è soffermato su alcune parole chiave della giornata, quali “radici, territorio, volontariato della porta accanto, inteso come nuovo modo di guardare alla Caritas, prossima alla realtà”. Poi ha messo l’accento sull’importanza del “coinvolgimento di tutti, del recupero del senso vero della politica, della relazione e della progettazione, necessaria, fatta con intelligenza e competenza tornando alle radici”. Senza dimenticare una questione spinosa, quella del risentimento di chi guarda con diffidenza anche coloro che operano ogni giorno per migliorare la vita di chi soffre. “L’antidoto – precisa il Vescovo – è l’informazione per capire che aiutando i poveri non toglie nulla agli altri”. Presto il Centro farà conoscere orari e programmi delle attività di ascolto e sostegno alla famiglia e in particolare alle persone in difficoltà

Su Nuovo Cammino n. 12 la relazione del Direttore Caritas, don Angelo Pittau .

Stefania Pusceddu