“Una carità vera, non filantropia”

A margine alla giornata Mondiale dei poveri a San Gavino, Don Marco Statzu ha cominciato la riflessione spirituale per la giornata dei poveri mettendo sull’altare una piccola statua lignea forse del 1600, appartenente alla parrocchia di Siddi. Don Marco, sorridendo, ha detto che la statuetta rappresentante un uomo vestito quasi con la dalmatica del diacono: era la statua del povero, il Povero Santo, non il Santo Povero.

Nel passato in chiesa si raccoglievano le offerte dei fedeli e si disponevano ai piedi della statuetta che rappresenta il povero, il povero Santo. Rifletto sollecitato anche dalla meditazione di don Marco, come nelle nostre comunità parrocchiali, che poi raccoglievano tutta la comunità dei nostri paesi, non c’era distinzione tra comunità civile ed ecclesiale: l’aiuto ai poveri era “fede”. Era “quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”, era “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, ero pellegrino e mi avete ospitato, ero in carcere e mi avete visitato”.

Il povero è Gesù, come ci dicevano da bambini, quando bussavano alla porta correvamo a dare loro l’elemosina: bussava Gesù, correvamo da Gesù. Il povero era il Santo e si dava l’elemosina a Gesù. Oggi abbiamo perso questa sacralità, questa fede. Così, spesso, l’aiuto ai poveri diventa assistenzialismo: il povero non ha né ascolto né accoglienza, né relazione, non ha anima. In ogni chiesa ci dovrebbe essere il Povero Santo, monito per la carità vera, virtù teologale, non filantropia.