Matera. 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane

Si è tenuto a Scanzano Jonico, nella Diocesi di Matera Irsina, dal 25 al 28 marzo 2019 il 41° Convegno Nazionale delle Caritas diocesane dal titolo “Carità è cultura”. Anche la Diocesi di Ales-Terralba è stata presente con tre partecipanti.

Il titolo del Convegno ha inteso sottolineare, ancora una volta, e in controtendenza con la mentalità corrente, la funzione pedagogica della Caritas espressa nell’art. 1 del suo Statuto. Aspetto evidenziato dai saluti del cardinale Gualtiero Bassetti e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il rapporto fra carità e cultura è stato approfondito da tutti gli interventi nelle sue diverse sfaccettature per arrivare ad una doverosa identificazione fra i due termini. La carità è cultura se si lascia interrogare dalla realtà e dall’incontro con situazioni e persone; la carità deve potersi fare cultura radicata nel Vangelo fino a rinnovare la comunità, fino a tessere autentiche reti di solidarietà diffusa e condivisa.

“La Carità, facendosi cultura, conferisce concretezza all’ideale umanistico e consente di tenere sempre vivo quel proposito di sviluppo integrale della persona che è alle fondamenta della nostra costituzione repubblicana”. Così nel saluto del Presidente della Repubblica che riconosce l’opera finora svolta dalla Caritas nella società civile.

Afferma il vescovo di Vittorio Veneto Mons. Corrado Pizziolo nella prolusione: “La carità è cultura se diventa elemento costitutivo del modo di sentire, pensare e agire di una comunità cristiana”. Indispensabile osservare la realtà, leggere i segni dei tempi, “andare controcorrente, rovesciando le logiche dominanti della chiusura, del “tutto e subito”, dell’avere sempre di più”.

La relazione/testimonianza del prof. Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Cultura nella diocesi di Palermo denuncia la mancanza di cultura sia nei luoghi della cultura, sia nei luoghi della carità (parrocchie e luoghi di formazione del clero).

Il Convegno ricorda la Missio, ma fa emergere anche le contraddizioni inerenti alle stesse comunità ecclesiali. Non sempre Il nostro modo di essere e agire è riuscito a influire sugli atteggiamenti delle persone, (talvolta anche di coloro che nel popolo di Dio si sono costituite come guida); il nostro modo di fare carità non sempre ha generato la cultura che avremmo voluto, afferma nelle conclusioni il direttore di Caritas Italiana mons. Francesco Soddu. La cultura che esprime la carità, radicata nella parola di Dio, non deve prescindere dal rapporto con l’umano.

Dobbiamo porci ancora la domanda di Don Giovanni Nervo, evidenziata in un pannello accanto alla reception dell’albergo: “Le nostre presenze di carità esprimono condivisione, promozione, coinvolgimento comunitario, impegno sociale e politico, preferenza per i più poveri?” Abbiamo il coraggio di rispondere con sincerità? Certo non tutto è negativo, ma c’è ancora molta strada da fare.

È da tempo che anche nella nostra diocesi ci poniamo il problema di far cambiare la percezione che si ha della Caritas come centro di distribuzione, nonostante le numerose opere segno realizzate nel nostro territorio cerchino di esemplificare la pedagogia dei fatti.

Già nell’ultima riunione di Direttivo Caritas abbiamo pensato di affrontare lo stesso tema a livello diocesano per fare il punto della situazione a livello locale e suscitare una opportuna riflessione sulla cultura dell’incontro radicata nella visione evangelica, sulla cura della relazione (a partire dalle relazioni fra noi), sullo sviluppo di una nuova politica che lavora non per l’elemosina, ma per la giustizia e il giusto riconoscimento della dignità di ogni uomo.

Caterina Saba