La speranza dei poveri non sarà mai delusa

San Gavino. Domenica 17 novembre

Giornata Mondiale in diocesi con preghiere e condivisione nel capannone adiacente l’Ospedale “Nostra Signora di Bonaria

Domenica 17 novembre si celebra la terza Giornata Mondiale dei Poveri, istituita da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della Misericordia. Il tema di quest’anno “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. La Caritas di Ales Terralba ha accolto l’invito del Papa organizzando una giornata di riflessione, preghiera e condivisione a San Gavino Monreale, nel capannone adiacente l’Ospedale “Nostra Signora di Bonaria”, come avvenuto lo scorso anno. I partecipanti vengono accolti dalle comunità parrocchiali e dall’amministrazione comunale, con la partecipazione del “Centro di Servizio per il volontariato Sardegna Solidale”. Ci si prepara a vivere una importante giornata che possa lasciare un segno nel cuore di tutti.

L’accoglienza dei partecipanti è prevista alle 10,30 nella chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù dove alle 10.45, porteranno i saluti mons. Pierangelo Zedda, Vicario Generale, don Marco Statzu, direttore della Caritas Diocesana e Carlo Tomasi, sindaco di San Gavino. Segue la santa Messa presieduta dal Vicario Generale. Ci saranno poi le testimonianze di operatori Caritas, di persone che hanno ricevuto aiuto: un racconto del dare e del ricevere amore che unirà più storie di paesi diversi della diocesi direttamente dalla voce dei protagonisti. Dopo la preghiera e le riflessioni, ci sarà il momento altrettanto atteso dedicato alla convivialità e alla condivisione nel capannone di fronte all’ospedale.

Una massiccia squadra di volontari delle Caritas e di diverse associazioni, in primis quelle sangavinesi, preparerà un pranzo dignitoso realizzato grazie al prezioso sostegno di numerosi benefattori. La tavola sarà apparecchiata in modo speciale, con un’attenzione in più all’ambiente da rispettare anche con piccoli gesti: le stoviglie utilizzate durante il pranzo saranno biodegrabili. Un pasto buono, preparato con amore e consumato serenamente, che non può cancellare la povertà ma aiutarci a incontrarla, a tendere la mano, a guardare negli occhi un nostro fratello, asciugandogli le lacrime e riscaldando il cuore. Trascorrere del tempo assieme, coinvolgendo la comunità tutta è forse un primo passo per far sentire i poveri meno soli, per dare altro nutrimento alla loro speranza.

Stefania Pusceddu

Beatitudini, identità del cristiano

Sempre attuale la lezione di don Milani: “Far strada ai poveri senza farci strada”

La promozione anche sociale dei poveri non è un di più per il cristiano, ma manifesta il realismo del Vangelo e dell’incarnazione

C’è un faro che dovrebbe illuminare sempre l’azione caritativa dei cristiani, sia come singoli sia organizzati, ed è stato magistralmente espresso dai Padri del Concilio Vaticano II: «Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avvenga che offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia; si eliminino non soltanto gli effetti ma anche le cause dei mali; l’aiuto sia regolato in modo che coloro i quali lo ricevono vengano, a poco a poco, liberati dalla dipendenza altrui e diventino sufficienti a sé stessi» (Apostolicam Actuositatem 8).

Dunque la strada è tracciata: non può essere dato come carità ciò che è dovuto per giustizia. E noi siamo chiamati come comunità diocesana a sviluppare sempre più questo concetto che si realizza e si concretizza anzitutto nella educazione alla legalità, la quale parte dalle nostre azioni più piccole: la trasparenza nei rapporti e la trasparenza nel modo di operare in Caritas e in tutte le realtà ad essa collegabili. Deve apparire sempre più chiaro che noi siamo chiamati a far strada ai poveri senza farci strada, come scriveva don Lorenzo Milani: ogni opera della carità cristiana deve rispecchiare autenticamente criteri di equità e di legalità attraverso i quali deve sempre risplendere la totale gratuità della nostra azione.

Un utilizzo più sobrio dei beni da parte di tutti permetterebbe certamente una vita migliore. Ma qual è il nostro modello di società? Cosa sta sotto la nostra concezione di “benessere”? La sfida è quella di saper discernere tra la miseria, che non è mai accettabile e che spesso è dovuta a oggettive condizioni di peccato, e la povertà, la quale è una virtù evangelica e va coltivata. Occorre reinventare l’economia, e anche la capacità e la progettualità per reinventare sé stessi. Bisogna che si smetta di valutare la vita in base al prodotto interno lordo e si comincia a cercare altri indici che richiedono certamente riforme istituzionali e finanziarie di non poco conto, e che soli possono trasformare la visione del mondo “capitalistica” in una visione più umana, che guardi allo sviluppo integrale della persona umana. Solo rendendo le persone partecipi della loro crescita umana, spirituale e anche lavorativa si può sperare che esse ritrovino la loro dignità e si rialzino.

È per questo motivo che nella III Giornata Mondiale dei Poveri, domenica 17 novembre, dopo la celebrazione della Santa Messa, centro della vita cristiana, ascolteremo la testimonianza di alcune persone che, avvicinandosi ad altri cristiani, hanno ritrovato la speranza e la possibilità di uscire dai loro vicoli ciechi. Fratelli tra fratelli, non volontari, non operatori, non utenti perché l’identità del cristiano è data dalle beatitudini, la prima delle quali è appunto “Beati i poveri”. Così tutti siamo chiamati a viverle, come ha affermato papa Francesco qualche giorno fa: «L’identità del cristiano è questa: le Beatitudini. Non ce n’è un’altra. Se tu fai questo, se vivi così, sei cristiano. […]

C’è un altro brano del Vangelo che ci aiuta a capire meglio questo, e quel passo del Vangelo sarà anche il “grande protocollo” secondo il quale saremo giudicati. È Matteo 25. Con questi due passi del Vangelo, le Beatitudini e il grande protocollo, noi faremo vedere, vivendo questo, la nostra identità di cristiani. Senza questo non c’è identità. C’è la finzione di essere cristiani, ma non l’identità». Tale dunque è il senso di questa giornata di fraternità, amicizia e condivisione a cui papa Francesco ha voluto dare come tema un versetto del salmo 9: “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”.

Alla comunità cristiana è dunque dato il compito di portare il lieto annuncio ai poveri, secondo la missione che Gesù stesso ha assunto nella sinagoga di Nazaret. Alla comunità cristiana è data la responsabilità di dare speranza ai poveri, non di renderli dipendenti da forme di aiuto che si limitano all’assistenzialismo, o peggio ancora a sottrarre loro la speranza stessa attraverso il distacco e l’allontanamento. In quest’ottica dunque la promozione anche sociale dei poveri non è un di più per il cristiano, ma manifesta il realismo del vangelo e dell’incarnazione. I cristiani sono chiamati a influire anche nella vita sociale del territorio in cui vivono per portare a tutti la buona notizia del Regno di Dio.

Don Marco Statzu