Il prete dei piccoli progetti possibili

Intervista.Don Angelo Pittau lascia, dopo un lungo servizio, la direzione della Caritas diocesana, che con lui ha assunto dimensioni internazionali. La sfida della Marcia della pace

Don Angelo Pittau ha concluso il 31 agosto la sua esperienza in Caritas di Ales Terralba. Il vescovo Roberto Carboni ha accettato le sue dimissioni nominando come successore don Marco Statzu. Ci racconta questa importante esperienza.

Tanti anni nella Caritas, quali ricordi terrà più stretti?
“Venni nominato direttore della Caritas diocesana di Ales Terralba succedendo a Mons. Giovanni Paolo Zedda, attuale Vescovo Delegato della Caritas regionale. C’erano da fondare tante Caritas diocesane, c’era bisogno di creare una rete di operatori e volontari Caritas. Si fondarono i primi Centri di Ascolto: primo fu quello della Madonna del Rosario nel 1983, poi l’attuale Centro di Ascolto di Guspini, di Terralba, di Lunamatrona. Dopo circa dieci anni, lasciai la Caritas diocesana, improvvisamente ero già delegato regionale Caritas avevamo fondato i Centri di Ascolto di Sisak, di Paikrag, in Croazia, operavamo a più riprese in Bosnia. I volontari Caritas della Diocesi, in quegli anni, operarono nel terremoto dell’Irpinia, nelle città distrutte dalla guerra in Croazia e Bosnia. Con gemellaggi che intessevamo abbiamo dato il nostro aiuto nell’emergenza. Loro ci davano la ricchezza impagabile di una comunione universale, di una fratellanza che ci arricchiva. Mi chiedi quali ricordi? Amo narrare per ringraziare, quasi per un’azione pedagogica. Ma sono segnato dalle ferite del mondo, non solo quelle europee, ma dell’America Latina (Honduras) dove pure abbiamo operato, dell’Africa (Ciad, Tanzania). Certo dobbiamo guardare con occhi di misericordia i nostri poveri: vecchi senza assistenza, giovani disoccupati, affetti da dipendenza, malati mentali, handicappati, famiglie in difficoltà. Prima di tutto l’ascolto, chinarsi sul malcapitato, ma poi la cura, il recupero, il portarlo in luogo sicuro, in una locanda. Ma servire i nostri poveri ci deve portare ad aprire il cuore al mondo”.

Povertà in crescita. Quali risposte ha dato la Caritas?
“La Caritas Diocesana è la testimonianza della carità della Chiesa, della sua scelta preferenziale per i poveri. Abbiamo capito in questi anni che la povertà non si aggredisce con l’assistenzialismo né con l’elemosina. È la struttura ingiusta della nostra società che crea povertà; Per questo, bisogna operare per la promozione umana, con le opere segno, con coscienza del bene comune. Vorrei che ciò che lascio, povero me, non siano opere, ma una coscienza politica, un capire che abbiamo le risorse per rincominciare un cammino di riscatto, che bisogna mettersi assieme nella solidarietà, che bisogna curare e moltiplicare cellule generative di sviluppo”.

A proposito di Marcia della pace, cosa pensa di aver costruito con questa grande manifestazione?
“Con la Marcia della Pace ho pensato di costruire dialogo. Ieri dialogo con il Partito Comunista, sindacati, con la politica, per il popolo. Oggi ancora dialogo, testimonianza di presenza insieme per aggredire i drammi del mondo: fame, non lavoro, guerre, spreco delle risorse del mondo, politica e non politica, immigrazione. Ho lavorato per coscientizzare, per dare un respiro mondiale alla Sardegna”.

Uno sguardo alla diocesi e ai suoi tristi primati, tra quali, spopolamento, disoccupazione, suicidi. Cosa si può fare anche con l’aiuto della Caritas?
“Sono orgoglioso della mia diocesi, dei vescovi di ieri e di oggi. Certo siamo una diocesi povera, ma il Signore ci ha mandato a servire i poveri, ad evangelizzarli. Quello che bisogna fare è amare la diocesi, la sua ricchezza sono i poveri, e servirli. Ecco cosa bisogna fare nella nostra diocesi: amare i poveri e servirli. Poi il Signore ci insegnerà cosa fare, come fare, ci darà anche i mezzi per amare e servire i poveri. Ci dirà anche come fare per restare poveri ed essere anche noi poveri, in questa diocesi di poveri”.

L’intervista intera su Nuovo Cammino n. 15.