Caritas, un vero incontro tra persone

Nostra intervista. Il nuovo Direttore, don Marco Statzu, traccia le linee programmatiche

I prossimi appuntamenti: il Convegno Diocesano delle Caritas Parrocchiali, il 19 ottobre; la Giornata dei Poveri, il 17 novembre, e la visita alle realtà territoriali

Don Marco Statzu, 40 anni, dal 1° settembre è il nuovo Direttore della Caritas della diocesi di Ales-Terralba. Lo ha nominato il vescovo Roberto Carboni dopo le dimissioni di don Angelo Pittau. Don Marco, è stato ordinato sacerdote a Terralba il 16 ottobre 2004, già coordinatore dell’Istituto Diocesano di Formazione Teologica, docente della Facoltà Teologica di Cagliari e direttore spirituale della Comunità diaconale e dei ministeri istituiti. Oggi per lui un nuovo importante incarico.

Che impressione ha avuto della Caritas Diocesana?
Sono direttore da pochi giorni, ma è già un anno che collaboro in Caritas Diocesana, ho partecipato anche al corso della Caritas Italiana per i nuovi direttori, quindi la mia è più che una impressione. La nostra Caritas Diocesana è una realtà vivace, che in oltre trent’anni ha saputo creare una coscienza nella Chiesa e produrre anche opere che ancora oggi sono a servizio della comunità cristiana e di tutto il territorio. Dunque impressione positiva!

Povertà, solitudine, fragilità familiari, cosa la preoccupa maggiormente?
Mi preoccupa il fatto che in molte persone sia annebbiata la coscienza che i poveri non sono una seccatura che alcuni volontari e operatori devono cercare di affrontare, ma sono la ricchezza di una Comunità Ecclesiale, e contemporaneamente la sua spina nel fianco, perché ci provocano continuamente a una vita veramente evangelica. E lo faranno fino alla fine dei tempi, secondo l’affermazione di Gesù! A me preoccupa l’indifferenza nei confronti di questa realtà!

Quanto è importante secondo lei dialogare con gli attori del territorio?
Scuole, mondo della politica, sindacati, imprenditori ad esempio. Importantissimo. Anche perché nel nostro territorio l’unica istituzione rimasta sembra essere soltanto la Chiesa. E noi dobbiamo ricordare che dialoghiamo con tutti portando l’Evangelo, cioè attraverso la Buona Notizia che deve ispirare l’azione concreta.

Le sue prime attività in agenda?
I prossimi appuntamenti sono sicuramente il Convegno Diocesano delle Caritas Parrocchiali, il 19 ottobre, e la Giornata dei Poveri il 17 novembre. Come anche gli incontri nelle parrocchie, la visita ai centri d’ascolto, alle mense. Mi propongo di incontrare tutti, anche perché molte realtà ancora non le conosco personalmente.

Cosa si aspetta da questa esperienza?
Forse la stupisco se le dico che non ho aspettative. Ho solo un desiderio: di fare il mio lavoro nel miglior modo possibile. Dopo quello che viene chiamato il Concilio di Gerusalemme, quando Cefa, Giacomo e Giovanni diedero a Paolo e Barnaba l’autorizzazione a predicare ai pagani (agli stranieri, diremmo noi oggi), san Paolo afferma che gli Apostoli non diedero loro nessun comando speciale, ma «soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri, come ho sempre cercato di fare» (Gal 2,10). Mi sembra che in questa raccomandazione ci sia una verità fondamentale per la Chiesa di sempre: preoccuparci dei poveri significa incontrarli, stringere loro la mano, sentire ciò che hanno da raccontarci. Del povero non puoi occuparti attraverso una scheda o dallo schermo di un computer: con la scheda e col computer puoi fare dei servizi utilissimi anche per la Caritas, ma servire il povero significa diventare amici. Perché l’amicizia è la strada dell’evangelizzazione: non c’è un’amicizia che poi conduca ad altro, ma essa è già la Buona Notizia: che tu, per quanto povero sia, non sei dimenticato, ma nella Chiesa puoi trovare degli amici. «Vi ho chiamati amici – dice il Signore – e vi ho fatto conoscere il Padre mio».

Intervista completa su Nuovo Cammino n. 16.