Un Commissario straordinario per il latte

Intervista a Luca Saba, direttore regionale della Coldiretti Sardegna, sui problemi del settore caseario

L’agricoltura Sarda è al tracollo, e la Coldiretti è in prima linea nelle varie vertenze. Quali le emergenze da affrontare nell’immediato?
L’agricoltura sarda è al collasso. La remunerazione dei prodotti è ai minimi storici: il latte è pagato ai pastori a 50 centesimi, meno della metà rispetto a due anni fa quanto toccò anche 1,40 euro. Idem per il grano: dai 18 ai 20 euro al quintale meno di 41 anni fa (1976) quanto il cerealicoltore guadagnava 48 mila lire. Poi ci sono i problemi cronici. Come i premi comunitari che arrivano (quando arrivano) in perenne ritardo e dopo lunghe odissee; l’acqua che non si sa mai quanto e quanta se ne potrà avere e soprattutto quanto costa; la fauna selvatica che imperversa senza controllo; l’assenza di una seria e concreta politica creditizia. Per finire con le calamità naturali gelate, nevicate e ora la straordinaria siccità che ha già mandato in fumo il 40 per cento delle produzioni agricole e siamo solo all’inizio dell’estate. Sono solo alcuni punti del lungo elenco delle emergenze agricole che abbiamo, presentato in Regione da tempo senza avere risposta ma che si stanno incancrenendo di giorno in giorno. A dare il colpo di grazia ci sta pensando questa straordinaria siccità. In Sardegna le precipitazioni sono diventate un miraggio, solo negli ultimi tre mesi sono diminuite rispetto alla media di quasi il – 73% a marzo e aprile per toccare addirittura il – 95% a maggio, mentre contemporaneamente le temperature si sono innalzate di 3 gradi rispetto alla media. La nostra richiesta fatta alla Regione è lo stanziamento di 40 milioni di euro da distribuire sotto forma di “de minimis” alle imprese agricole colpite da questo flagello.
Con il prezzo del latte inchiodato a 50 centesimi al litro, quale è la ricetta che proponete affinché possa finalmente cambiare qualcosa in maniera risolutiva?
Il settore sta attraversando la peggiore crisi degli ultimi 35 anni, dove gli unici che stanno pagando sono i pastori, per colpe non loro. Da tempi non sospetti abbiamo avanzato delle proposte. Ancora oggi non sappiamo quanto latte si è prodotto, in cosa è stato trasformato, quant’è la giacenza di Pecorino romano. Abbiamo chiesto alla Regione la nomina di un commissario straordinario che sappia gestire la crisi, dando risposte ai pastori e allo stesso tempo ponga le basi per una gestione trasparente del comparto. Serve un organismo interprofessionale vero, aperto e includente dove siedono tutti gli attori della filiera, condividono i dati e programmano le produzioni. Risposte che fino ad ora non sono state date.
Nel territorio regionale, quante sono le imprese agricole presenti, quante le persone che vi lavorano, e quale il fatturato dichiarato nell’ultimo anno?
Le imprese agricole sono circa 40 mila e danno lavoro a circa 60 mila persone. Mentre la produzione lorda vendibile è di circa 1,5 miliardo di euro.
Può spiegare perché questo settore è da valorizzare, sostenere e difendere?
Abbiamo un grosso potenziale inespresso e poco valorizzato anche perchè in fondo in fondo abbiamo poca coscienza del suo valore. L’agroalimentare sicuro, sano, controllato, con una storia ed identità come il nostro ha un forte appeal nel mercato. Per valorizzarla serve un cambio culturale: più unita, promozione e meno burocrazia. Politiche più incisive che non rincorrono le emergenze ma hanno una visione, idee chiare su cosa fare.
Con la situazione attuale, perché un giovane (figlio di allevatori o agricoltori) dovrebbe proseguire in questa professione?
Il ritorno dei giovani in campagna è in atto. Non è una scelta convinta ma non semplice, in un periodo di crisi profonda come quella che stiamo vivendo, che condivido e rispetto perché in un mondo che si stava smaterializzando e stava perdendo il contatto con la realtà, la campagna ti consente di tornare ad avere a che fare con una attività concreta, a diretto contatto con la natura e con i suoi ritmi. Purtroppo questo coraggio non è supportato dalla troppa burocrazia, dalla mancanza di politiche adeguate e da filiere distorte e poco trasparenti. I giovani stanno creando l’agricoltura del futuro con attività multifunzionali, in cui seguono tutta la filiera fino alla vendita. Hanno grande creatività e inventiva e stanno dando delle risposte ai bisogni ed esigente del mercato con prodotti nuovi e rielaborazioni della tradizione. Hanno maggior propensione alla collaborazione e al lavoro di squadra. Insomma si stanno svincolando dai lacci delle filiere lunghe e bloccate.

Pierluigi Sini