Strategia antispopolamento

Ales. Seminario di “Nuovo Cammino”, con l’Ordine dei giornalisti, per rilanciare le zone interne con iniziative pubbliche e private

La statistica è impietosa. Tra mezzo secolo sei Comuni dell’Alta Marmilla non saranno neppure un’entità geografica: Baradili tra 20 e 40 anni; Morgongiori, Simala, Villa S. Antonio, Villa Verde e Sini tra mezzo secolo. Tutti i dati – servizi, trasporti, viabilità, fuga dei residenti, invecchiamento della popolazione, diminuzione delle nascite – convergono verso questa inappellabile sentenza. Ma non i cittadini: soprattutto la classe dirigente, gli amministratori locali. Per tenere lontano il deserto confidano in due parole: SNAI (Strategia Nazionale Aree interne) e resilienza. Non sono magiche, però almeno gli amministratori dei 20 comuni dell’Unione dell’Alta Marmilla ci credono e confidano anche nella ricetta indicata dal vescovo padre Roberto Carboni – appunto la “resilienza” per aiutare i residenti a resistere ai traumi, anche psicologici dello spopolamento, e possibilmente ripartire con rinnovato slancio.

Prove di strategia anti spopolamento sono state fatte sabato scorso durante il seminario organizzato sul tema da “Nuovo Cammino”, il quindicinale della diocesi, dall’Ordine regionale dei giornalisti, in collaborazione con l’Unione dei Comuni dell’Alta Marmilla. “Un atto quasi dovuto – dice il direttore don Petronio Floris –per un giornale che vuole stare vicino alla gente e farsi interprete dei problemi del territorio”. “Forse la desertificazione – aggiunge Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine, che ha coordinato il seminario – è la prima emergenza di questa zona dell’isola molto bella, ricca di risorse paesaggistiche e culturali”. I numeri sono spietati: poco più di 11 mila abitanti in 20 comuni: età media elevata oltre 45 anni, in qualche comune anche superiore a 50. In fuga anche lo Stato: scuola, ufficio postale, sportello bancario, farmacia, guardia medica, mobilità degli insegnanti al 27% – quindi continuità didattica precaria – contro una media regionale del 7%. Il nomadismo sarà una caratteristica italiana dei prossimi anni e decenni.

Secondo le previsioni soprattutto giovani e under 50 trasmigreranno verso il Centro nord: tra meno di 50 anni le regioni settentrionali accoglieranno il 71% dei residenti, mentre nel Mezzogiorno si scenderà al 29%. In Sardegna questo esodo è già in atto, come ha spiegato l’architetto Nicolò Fenu con una cartina della Sardegna coloratissima lungo le coste, desolatamente bianca nelle zone interne. Un fenomeno non privo di contraccolpi psicologici sulle persone che partono, ma anche su quelle che restano nei piccoli centri “ormai spogliati non solo di servizi – dice il vescovo Padre Roberto Carboni nella sua doppia veste di pastore della diocesi e di esperto di psicologia – ma soprattutto di relazioni qualitativamente significative”. Partono i giovani, e il problema è drammatico per le comunità e le famiglie. Restano gli anziani, ma con una lunga aspettativa di vita che “sarà una prospettiva di solitudine, abbastanza condizionante – evidenzia padre Carboni – perché non sempre potrà contare sulla presenza di un figlio e ha necessità di assistenza”.

Il Vescovo parla per esperienza diretta. Da alcuni mesi in Visita Pastorale, in ogni parrocchia incontra ammalati e anziani a domicilio. “La gran parte è assistita da una badante. Straniere di buona volontà, ma non sempre qualificate ad assolvere le funzioni di assistente familiare”. Fare presto per rianimare le zone interne, con mix di iniziative pubbliche e private, possibilmente con forte spinta auto propulsiva locale, è il messaggio dell’architetto Nicolò Fenu. Raccolto prontamente da Lino Zedda, sindaco di Baradili, presidente dell’Unione Comuni dell’Alta Marmilla con il progetto SNAI (Strategie Nazionale Aree interne), e da 200 amministratori locali e 400 portatori di interesse.

Sono passati quasi 5 anni dalla firma dell’accordo di programma e si aspetta che sia varato definitivamente, dopo il pellegrinaggio da un ministero all’altro, lungo 4 linee strategiche individuate per rilanciare il territorio: istruzione, telemedicina, accessibilità (trasporti), centro di comunità (ospedaletto locale). L’impegno principale dei protagonisti del seminario era rispondere alla domanda di un giovane di Curcuris: “Il paese è bello, ma non mi dà lavoro”. La forza autopropulsiva locale c’è: parola di Maurizio Mainas, presidente del Gal Marmilla, di Lino Trudu ex-sindaco di Ales, Massimo Pilloni, sindaco di Curcuris.

Francesco Mereu sindaco di Ales

“Da tempo avvertiamo l’esigenza di una riflessione culturale e politica sulle cause che hanno determinato il processo di spopolamento dell’interno dell’isola. Vorremmo riflettere, in modo corale e libero, sulle iniziative e contromisure necessarie a ribaltare o rallentare tali tendenze che, in certe aree dell’opinione pubblica, sono considerate un’inesorabile fatalità. Vogliamo confrontarci sul ruolo della cultura e della politica, sulle responsabilità delle istituzioni che avevano e hanno il dovere di operare per una nuova stagione di rinascita delle aree interne della Sardegna…

Occorre passare da una cultura della conservazione a quella del fare, che ponga al centro le vocazioni e le potenzialità del territorio, dai microprogetti nel campo della pastorizia a quelli dell’artigianato e dei servizi. Il fenomeno dello spopolamento è legato anche a dinamiche interne alla Sardegna … È necessario un deciso cambiamento delle politiche che prevedano un decentramento dei servizi, attualmente concentrati nelle città, anche verso le zone interne dell’Isola, specie in quelle in via di spopolamento, come la nostra, penalizzata anche economicamente”.

Tarcisio Agus Presidente PGM

Il Parco ha approvato di recente le linee guida del progetto GeoFood; iniziativa promozionale delle produzioni tipiche dei Geoparchi UNESCO, che tende a valorizzare raccolti e prodotti derivati, strettamente connessi ai particolari patrimoni geologici di ogni Geoparco. Si da rilievo con questa iniziativa alla promozione di ambienti più sicuri, la connessione fra fattori geologici naturali e problemi della salute, biodiversità, cambiamenti climatici e l’estrazione di risorse minerali e idriche. Il progetto GeoFood del Parco potrebbe partire proprio da questa nostra area, ricca di storia e tradizioni alimentari che meritano di essere conosciute in un mercato più ampio di quello regionale.

Marchiare, con il logo GEOFood, i prodotti di nicchia e veicolarli nella rete dei Geoparchi Unesco, aiuterebbe la valorizzazione delle produzioni incrementando le PMI locali del settore alimentare e turistico, con pacchetti specializzati incentrati sul cibo ed i percorsi enogastronomici dei Geoparchi. L’utilizzo del marchio GeoFood Unesco su i prodotti e ristoratori dell’Alta Marmilla, avvantaggiandosi del supporto della Rete dei Geoparchi Globali Unesco, aprirebbe ad una promozione e commercializzazione internazionale che attualmente si estende dai paesi nordici all’area mediterranea (Danimarca, Finlandia, Norvegia, Spagna, Portogallo, Italia, etc.).