Rimbocchiamoci le maniche

Luci e ombre della situazione economico-sociale del nostro territorio: appello alla Politica e alle forze sociali

Emigrazione, spopolamento, progressivo invecchiamento della popolazione, crollo delle nascite e mancanza di lavoro. Sono questi alcuni dei problemi che affliggono la nostra Sardegna e che interessano in particolare la nostra diocesi di Ales- Terralba, sia nei paesi del Medio Campidano, che in quelli della Marmilla. Tanti segnali che non sono incoraggianti ora che siamo nel bel mezzo dell’estate, tempo dedicato tradizionalmente al riposo ma anche alla riflessione. Ma è inutile abbandonarsi al pessimismo: non mancano i tanti segnali di speranza che spesso partono dalla voglia di fare di giovani e non che hanno deciso di non piangersi addosso e di guardare al futuro partendo dalle potenzialità dei propri paesi.

Così a Turri un gruppo di giovani con la coltivazione dei tulipani è riuscito a creare un enorme flusso di turismo ambientale, che ha portato importanti ricadute nel paese e che ha contribuito a far conoscere ancora di più il territorio della Marmilla. Ad Arbus si fa più forte, pur tra qualche contraddizione, l’idea di un turismo legato al mare, alle miniere e alle tante bellezze ambientali del territorio. Sulla stessa linea Villacidro, che ha proposto in tutta la primavera un ricco programma di eventi legato alla riscoperta dell’ambiente, dei ciliegeti aperti ai turisti e ancora alle tradizioni e ai tanti monumenti del paese con esempi di turismo culturale che partono dai giovani, come nel caso di Giuditta Sireus.

A San Gavino Monreale continua la stagione dei bellissimi murales e dei volontari della mensa della Caritas che in silenzio servono ogni giorno un pasto a chi ne ha bisogno. In più in questo contesto la Chiesa locale è diventata un punto di riferimento per le famiglie e, con la chiusura delle scuole, ha coinvolto tantissimi bambini e adolescenti che si sono ritrovati nell’esperienza del Grest nei diversi paesi fino alla bella giornata conclusiva nel Parco acquatico. Insomma non mancano i segnali di speranza ed è vietato arrendersi in un territorio dove un giovane su due non lavora e spesso l’unica strada (anche per gli adulti) rimane quella dell’emigrazione, ma c’è anche un’emergenza per il lavoro nero, per lo sfruttamento delle donne e per i diritti alla maternità, spesso negati proprio adesso che la crescente denatalità sta portando ad uno crescente spopolamento dei paesi della Marmilla e del Medio Campidano.

Nel territorio della nostra diocesi la zona industriale di Villacidro è ormai diventata un cimitero di fabbriche ma per fortuna è rinato un tessuto di piccole e medie imprese che ha dato una nuova boccata d’ossigeno di fronte all’emorragia dell’emigrazione e l’unica fabbrica aperta, quasi un simbolo in mezzo alla desertificazione industriale, resta la fonderia di San Gavino Monreale, che produce lingotti di piombo, ma anche d’oro e d’argento. E proprio da questo stabilimento il nostro Vescovo mons. Roberto Carboni ha sottolineato l’importanza di potersi realizzare attraverso un’occupazione: “Il lavoro – ha detto nel suo discorso nella fabbrica sangavinese – è la via per restituire umanità all’uomo stesso, la Chiesa è vicina nel suo Vescovo a tutti coloro che con impegno e professionalità vivono il loro lavoro. La fonderia di San Gavino dal 2013 ha ripreso le attività, dando di nuovo una boccata d’ossigeno all’economia della cittadina campidanese e del suo territorio, che ha visto così rinascere una delle poche espressioni della “grande industria” rimaste nella zona. Siete un segno di speranza per il nostro territorio soprattutto per i giovani”.

E proprio le nuove generazioni hanno bisogno di importanti testimoni e cercano di percorrere le strade della formazione delle scuole superiori e dell’Università alla ricerca di un lavoro che non deve restare solo un lontano miraggio. Non mancano le difficoltà legate alla difficoltà dei trasporti pubblici con gli studenti che impiegano anche un’ora e mezza al giorno per arrivare negli istituti superiori di Ales, San Gavino, Villacidro e Arbus. È arrivato il momento di rimboccarsi le maniche ed anche alla vera politica (intesa come servizio al cittadino e agli interessi della gente comune) spetta un ruolo di primo piano. I sindaci sono le prime sentinelle della comunità e devono avere la forza di tracciare un modello di sviluppo che superi i classici campanilismi. In più c’è tutta un’agricoltura di qualità che vuole ritagliarsi uno spazio nel mercato regionale e gli allevatori che chiedono un giusto riconoscimento del loro lavoro.

A San Gavino Monreale sembra finalmente concretizzarsi il progetto del nuovo ospedale che permetterà ai tanti pazienti del Campidano e della Marmilla di avere una migliore assistenza medica. A tutto ciò si aggiunge un esercito di volontari, riuniti in tante associazioni, che sono la ricchezza della nostra diocesi, che ha alle spalle una lunga cultura di solidarietà e di amore verso il prossimo. Il coraggio e la voglia di cambiare non devono mai mancare partendo dal messaggio evangelico e dai continui appelli del nostro Vescovo e del Papa alla speranza e ad avere fiducia nel presente e nel futuro. Ne sono testimoni della vita di tutti i giorni i tanti malati che invitano a guardare la vita con gioia e che sono un esempio per tutti noi.