Verso le elezioni

Cattolici silenti

Ci stiamo avvicinando al giorno delle elezioni, il 4 marzo. Ogni giorno ci dicono dei sondaggi che le varie agenzie più o meno credibili, più o meno schierate, fanno sull’esito del voto.
Scontata è l’affermazione di 5 stelle, Di Maio va alla grande. Grillo sembra aver fatto un passo indietro per far brillare la stella Di Maio ma forse rientrerà l’ultima settimana per fare tombola come il 2013.
Il centro destra è certo della vittoria, nei sondaggi perde qualcosa ma tutti lo danno vincente, dicono anche della ammucchiata che potrebbe esserci con il centro sinistra: naturalmente gli interessati negano. Tutti dicono dell’arretramento del PD, Renzi punta al 25 per cento ma si accontenterebbe del 23,01% per poter dire che ha avuto più voti di Bersani nel 2013.
La sinistra è data al sei per cento: Grasso e la Boldrini si accontenterebbero. È un esercito di generali che hanno perso le truppe… i fedelissimi forse si sacrificano per far rieleggere i generali. Ma perché non li fanno senatori a vita? In questa campagna elettorale sono scomparsi i pronunciamenti del mondo della cultura, del mondo della finanza e dell’industria. Ogni tanto nel pollaio canta qualcuno solitario, inascoltato. Tutti, dico tutti, si fanno notare per le promesse. In realtà non ci dovrebbe credere nessuno ma invece moltissimi ci credono, almeno segretamente. Soldi alle famiglie, soldi per i figli, condoni per le case, meno tasse (per i ricchi?), aumento della pensione, lotta alla povertà, respingere gli immigrati.
L’Italia del dopo le elezioni sarà il paese del bengodi, salvo che la zia della Germania non aumenti lo spread magari a 500. In questo gridare, in questa gara a chi la spara più grossa c’è un silenzio assordante: il mondo cattolico non ha voce, non si fa sentire, sembra che non conti più niente. Non parla la Conferenza Episcopale, non parlano i vescovi, i parroci si tengono a distanza e così anche le grandi organizzazioni cattoliche nazionali un tempo collaterali.
Ma le sorti del Paese interessano a qualcuno? Paolo VI disse che la Politica era la forma di carità più alta: la politica costruisce benessere, lavoro, bene comune, solidarietà, è per lo sviluppo integrale dell’uomo, costruisce giustizia e pace. Mi chiedo perché lasciamo che la politica sia fatta dagli interessi di parte, dagli uomini con la bocca piena di parole e la testa vuota. Non vedo che il silenzio dei cattolici, il loro lasciar fare sia il bene d’Italia, del suo sviluppo, della giustizia, della solidarietà.

Don Angelo Pittau