Un dolore che ci interroga

Il Vescovo agli operatori per San Francesco di Sales

Questo nostro incontro annuale per la festa dei giornalisti è occasione per esprimere il giusto riconoscimento al servizio che ciascuno di voi, come operatori dell’informazione (sia essa carta stampata o digitale) offre alla società, non solo attraverso informazione dei fatti, ma aiutando a creare riflessione, dibattito, anche discussione accesa che possa generare nuova coscienza nel lettore.
Vorrei iniziare la mia riflessione prendendo spunto da alcuni fatti accaduti durante l’anno trascorso e che, sebbene la stampa ne abbia riportato notizia, non ho avuto l’impressione che poi ne sia scaturita – a livello degli agenti educatori: scuola, politica, Chiesa – una riflessione approfondita. Mi riferisco ai tristi episodi di suicidi che si sono registrati sul nostro territorio (di persone giovani e di anziani). A commento dei dati riportati dall’Ansa e rilanciati poi dalla Nuova Sardegna il 22 settembre 2017, vi era un articolo dal titolo: La Sardegna prima regione in Italia per suicidi. Il 13% soffre di depressione.
Nel Medio Campidano, secondo un dato del 2010 pubblicato nel sito del comune di San Gavino M.le, si avevano 13,5 casi per 100 mila abitanti. Ciò che accade nel cuore di un suicida è realtà complessa, misteriosa. Ogni morte per suicido merita un silenzio rispettoso ma anche una riflessione. Diventa ancor più urgente quando si tratta di giovani, a volte adolescenti, che si penserebbero sostenuti dai loro educatori, dalle famiglie, dalla comunità sociale e dalla comunità cristiana. Come Chiesa dobbiamo chiederci: cosa sta succedendo? Come possiamo aiutare questi ragazzi? Spesso sono giovani non ancorati alla vita della comunità cristiana ma proprio per questo maggiormente necessitati della nostra presenza che deve “uscire, farsi prossima, ascoltare, accogliere”.
Credo che anche la stampa abbia il suo ruolo: la presentazione di questo tipo di notizie ed eventualmente la riflessione che ne può scaturire a livello ampio è necessaria e non può solo essere “cronaca nera”. Non si tratta solo di individuare o curare un sintomo ma di capirlo nella sua radice. È un impegno e lavoro in sinergia con le forze sociali (potremmo dire le politiche verso i giovani dei nostri comuni).
Nel desiderio di riflettere sulla realtà giovanile la nostra Diocesi si è riunita l’11 novembre scorso in un Incontro Ecclesiale che ha visto la partecipazione di numerosi educatori: genitori, animatori, professori e naturalmente con la presenza di giovani a S. Gavino per affrontare questo tema: Giovani e fede. Ascoltare, condividere educare”.
Abbiamo cercato di coinvolgere in questo incontro non solo coloro che sono vicini alla comunità cristiana, ma anche coloro che si “sentono estranei, lontani, non di chiesa”, per ascoltarli, capire le loro ragioni, come vorrebbero la Chiesa istituzione. Inoltre, alcuni Laboratori proposti durante l’incontro hanno affrontato tematiche che oggi sono di grande attualità: Come parlare di fede nel mondo digitale? Giovani lontani? Perché se ne vanno? L’Oratorio è ancora una proposta formativa per ragazzi e giovani? Lo scopo di tutto questo era anche far emergere il disagio che i ragazzi e i giovani vivono, spesso senza parlarne con nessuno.

Servizio su Nuovo Cammino n. 2, pag. 3.

+ Roberto, Vescovo di Ales- Terralba